<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Mauro Corso &#187; cinema</title>
	<atom:link href="http://www.maurocorso.it/recensioni/cinema/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.maurocorso.it</link>
	<description>attore e scrittore</description>
	<lastBuildDate>Tue, 03 Oct 2023 11:02:15 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Analisi: come è raccontata la storia della pesca?</title>
		<link>https://www.maurocorso.it/recensioni/analisi-come-e-raccontata-la-storia-della-pesca/</link>
		<comments>https://www.maurocorso.it/recensioni/analisi-come-e-raccontata-la-storia-della-pesca/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Oct 2023 11:01:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.maurocorso.it/?p=1143</guid>
		<description><![CDATA[  L&#8217;iconica pesca di Esselunga &#160; Ormai è stato detto più o meno tutto. In questo breve articolo vorrei concentrarmi su alcuni aspetti della costruzione della storia della pesca, anche tramite l&#8217;uso di qualche immagine. È bene ricordare che in un corto così breve (2 minuti) ogni aspetto, anche il più piccolo deve essere controllato <a class="moretag" href="https://www.maurocorso.it/recensioni/analisi-come-e-raccontata-la-storia-della-pesca/">continua..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/15-la-pesca.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-1147" title="15-la-pesca" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/15-la-pesca-300x125.png" alt="" width="300" height="125" /></a></p>
<header>
<figure> <br />
<figcaption itemprop="caption">L&#8217;iconica pesca di Esselunga</figcaption>
<p>&nbsp;</p>
</figure>
</header>
<div>
<div data-scaffold-immersive-reader-content="">
<div dir="ltr">
<p id="ember485">Ormai è stato detto più o meno tutto. In questo breve articolo vorrei concentrarmi su alcuni aspetti della costruzione della storia della pesca, anche tramite l&#8217;uso di qualche immagine. È bene ricordare che in un corto così breve (2 minuti) ogni aspetto, anche il più piccolo deve essere controllato in maniera meticolosa e nulla può essere lasciato al caso o a interpretazioni non desiderate.</p>
<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/1-bimba-persa.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-1149" title="1-bimba-persa" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/1-bimba-persa-300x125.png" alt="" width="300" height="125" /></a></p>
<p>Dov&#8217;è Emma?</p>
<p id="ember487">Il corto si apre con un gancio potentissimo, quasi un colpo basso alla paura più profonda di ogni genitore: perdere di vista il proprio bimbo in un luogo pubblico. La mamma agisce in un modo che potremmo definire da manuale: mantiene la calma, chiama il nome della figlia senza alzare la voce, non corre e chiede alle persone che si trovano nelle vicinanze se abbiano visto Emma. Questo racconta molto del personaggio della madre: è controllata, ha padronanza delle emozioni e agisce in modo razionale.</p>
<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/mano-pesca.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-1151" title="mano-pesca" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/mano-pesca-300x127.png" alt="" width="300" height="127" /></a></p>
<p>Perché una pesca?</p>
<p id="ember489">Perché proprio una pesca? In una pubblicità di un supermercato ci si potrebbe aspettare la presentazione di un prodotto recante il marchio della catena. Una pesca si può trovare in qualunque luogo di grande distribuzione. È un procedimento rischioso, ma i creativi hanno preferito puntare al legame tra luogo ed emozione, anziché tra prodotto ed emozione. Sulla natura della pesca mi sento di fare alcune ipotesi: è un frutto abbastanza grande perché sia visibile e perché sia afferrato in maniera stabile dalla mano di un bambino; ha una struttura regolare e rotonda che evoca l&#8217;idea di circolarità; ha una sua dolcezza; non ha addentellati culturali forti che facciano pensare ad altro. Altri frutti hanno la stessa forma, ma non sarebbero stati adatti. La mela ha troppi riferimenti culturali (il giardino dell&#8217;Eden, Biancaneve), l&#8217;arancia è troppo aspra e acida, il cachi avrebbe portato ad associazioni semantiche indesiderate. In seguito scopriremo che al papà piacciono le pesche. Probabilmente questa è la ragione narrativa per cui Emma sceglie proprio una pesca e non altro.</p>
<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/non-farlo-più.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-1152" title="non-farlo-piu" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/non-farlo-più-300x126.png" alt="" width="300" height="126" /></a></p>
<p>Non devi farlo mai più, ok?</p>
<p id="ember491">La &#8220;fuga per prendere la pesca&#8221; si risolve senza drammi e con un semplice avvertimento a non fare più una cosa del genere. La pesca viene comunque concessa alla bambina (anche perché altrimenti la storia sarebbe finita qui), ed è un segno di serenità dei rapporti tra madre e figlia. Una cosa niente affatto scontata visto che la famiglia sta attraversando una fase molto difficile e probabilmente è ancora in una fase di adattamento. Non ho elementi testuali per stabilire che la separazione sia recente: la mia è solo una sensazione.</p>
<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/3-spesa.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-1153" title="3-spesa" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/3-spesa-300x126.png" alt="" width="300" height="126" /></a></p>
<p>Lo sguardo della bambina</p>
<p id="ember493">Nel corto il protagonista è lo sguardo. Lo sguardo ha una funzione trasformativa, nel senso che cambia la natura di quello che osserva in modo profondo. In questo caso un oggetto indifferente come un frutto diventa il veicolo di una comunicazione al momento assente. In questo punto i più precisi hanno detto che la pesca avrebbe dovuto essere nel sacchetto. Ahimè, la scena non avrebbe avuto lo stesso appunto e quindi è una licenza del tutto perdonabile. Una nota sugli altri prodotti (visibili) messi sul nastro dalla madre: insalata, succo di frutta, uova, latte, ceci. Fa pensare a un&#8217;alimentazione vegetariana o più semplicemente si è scelto di mettere in campo alimenti (anche questi tutti senza marchio) che non distraessero.</p>
<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/4-incidente-chiuso.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-1154" title="4-incidente-chiuso" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/4-incidente-chiuso-300x126.png" alt="" width="300" height="126" /></a></p>
<p>Incidente chiuso</p>
<p id="ember495">Nel frattempo l&#8217;incidente della fuga di Emma per recuperare la pesca è definitivamente chiuso. La mamma ha rimproverato la bambina in maniera ferma, efficace, ma anche affettuosa ed è finita. Ora le riporta le parole della maestra su un disegno che ha fatto. Il disegno non sembra indicare elementi della separazione tra i genitori. Anzi, in questo momento non abbiamo indizi per pensare che i genitori di Emma siano separati. La bimba però non sembra molto interessata a quello che dice sua madre e guarda fuori. Una scena in particolare cattura la sua attenzione.</p>
<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/5-io-vedo.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-1155" title="5-io-vedo" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/5-io-vedo-300x127.png" alt="" width="300" height="127" /></a></p>
<p>Io vedo una famiglia</p>
<p id="ember497">Per quanto possa sembrare bizzarro, questa potrebbe essere una citazione quasi letterale da Harry ti presento Sally (e per ora non mi sembra che questo sia stato rilevato). Vi consiglio di guardare questo breve passaggio.</p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/7Lni4l9h3A0?si=huySQaIuhMzgeiMS&amp;start=51" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe><br />
In questo caso è il montaggio a ricostruire il monologo. Di fatto lo spettatore commenta nella propria mente &#8220;io vedo una famiglia&#8221;. Nella sua semplicità è un procedimento molto forte, molto efficace ed emotivamente molto carico. Da qui potremmo intuire qualcosa sulla verità di Emma come figlia di genitori separati.</p>
<div>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<div><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/6-a-casa.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-1157" title="6-a-casa" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/6-a-casa-300x127.png" alt="" width="300" height="127" /></a></div>
<div></div>
<div>Si ride e si scherza</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p id="ember500">Tuttavia Emma è una bambina serena, quando sta con i genitori ride, scherza, si distrae e non vive la situazione in maniera estremamente drammatica. Questo è un particolare della narrazione molto significativo. Da un punto di vista comunicativo, offrire una narrazione cupa sarebbe controproducente. In effetti il corto si muove sul filo del rasoio delle emozioni negative ed è un gioco molto rischioso. Le emozioni infatti si ricollegano al vissuto dello spettatore in maniera individuale e potenzialmente imprevedibile. Anche per questo lo spot è stato così divisivo: ha toccato corde diverse in persone diverse, a volte anche in modo tagliente.</p>
<div>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<div><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/7-campanello.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-1158" title="7-campanello" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/7-campanello-300x125.png" alt="" width="300" height="125" /></a></div>
<div></div>
<div>Il citofono</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p id="ember502">La scena in cui arriva il padre è molto interessante perché delinea in maniera molto precisa il rapporto tra i genitori. L&#8217;uomo citofona, ma non risponde nessuno al citofono. Invece c&#8217;è un gioco di sguardi estremamente basilare che si può così riassumere:</p>
<div>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<div><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/8-campo.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-1159" title="8-campo" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/8-campo-300x127.png" alt="" width="300" height="127" /></a></div>
<div></div>
<div>Ti vedo</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p id="ember504">&#8220;Ti vedo, sei arrivato&#8221;.</p>
<div>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<div><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/9-controcampo.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-1160" title="9-controcampo" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/9-controcampo-300x126.png" alt="" width="300" height="126" /></a></div>
<div></div>
<div>Anche io</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p id="ember506">&#8220;Anche io ti vedo, sai che sono qui&#8221;. Non uno scambio di sguardi particolarmente gioioso o entusiasta. Fare rispondere al citofono non avrebbe avuto la stessa efficacia. Resta il fatto che i due genitori non sembrano comunicare in modo verbale. Dopo questo riconoscimento la madre comunica &#8220;Emma, c&#8217;è papà&#8221;. Una frase emotivamente carica. Per restare nella logica fredda degli sguardi precedenti avrebbe potuto dire &#8220;Emma c&#8217;è tuo padre&#8221;, invece usa una formula familiare che salvaguarda la relazione tra padre e figlia. Una scelta rispettosa che definisce la separazione come &#8211; tutto sommato &#8211; abbastanza serena.</p>
<div>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<div><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/10-abbraccio-e-case.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-1161" title="10-abbraccio-e-case" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/10-abbraccio-e-case-300x127.png" alt="" width="300" height="127" /></a></div>
<div></div>
<div>L&#8217;abbraccio</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p id="ember508">L&#8217;abbraccio tra papà e figlia conferma che la relazione tra bimbo e singolo genitore non è alterata ed è sempre gioiosa. Si può notare dalle case sullo sfondo che si tratta di una famiglia benestante, se fosse Roma potrebbe essere un luogo di Prati. Quindi a questo punto lo spot esclude alcune cose della separazione: non è avvenuta in una situazione di svantaggio o esclusione sociale; non è avvenuta in modalità estremamente conflittuali; la bambina non è stata usata da un genitore per metterla contro l&#8217;altro; è stato conservato un elevato livello di serenità. Papà e figlia si recano verso la macchina.</p>
<div>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<div><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/11-sguardo-della-madre.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-1162" title="11-sguardo-della-madre" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/11-sguardo-della-madre-300x127.png" alt="" width="300" height="127" /></a></div>
<div></div>
<div>Lo sguardo della madre</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p id="ember510">La madre guarda la scena dall&#8217;alto. È uno sguardo diverso da quello di prima perché lei sa di non essere vista. Quindi non deve nascondere un&#8217;emozione che invece è offerta agli spettatori. Un&#8217;emozione di tristezza, un&#8217;emozione vera.</p>
<div>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<div><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/12-me-la-manda-la-mamma.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-1163" title="12-me-la-manda-la-mamma" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/12-me-la-manda-la-mamma-300x127.png" alt="" width="300" height="127" /></a></div>
<div></div>
<div>Me la manda la mamma?</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p id="ember512">E arriviamo alla scena clou del corto, ormai diventata meme in mille modi diversi. Il padre sa benissimo che non è possibile che la madre abbia mandato quel frutto, ma tiene il gioco alla figlia. È un passaggio molto importante che definisce l&#8217;azione della figlia. Se il padre avesse creduto al racconto della bambina, lei sarebbe passata per piccola manipolatrice (lo so, è un&#8217;espressione molto forte, ma concedetemela per amore di discussione); invece visto che il gesto è stato scoperto, il gesto di Emma è solo molto tenero. Quale è allora il vero scopo di Emma? Aprire una comunicazione, cosa che avviene.</p>
<div>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<div><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/sguardo-del-padre.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-1164" title="sguardo-del-padre" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/sguardo-del-padre-300x126.png" alt="" width="300" height="126" /></a></div>
<div></div>
<p>Il padre guarda verso la finestra della madre, finestra che era già stato un canale di comunicazione che quindi viene usato in maniera coerente. Da notare che la soggettiva è omologata al punto di vista della bambina (vediamo il cruscotto dell&#8217;auto). In un certo senso è la sua piccola vittoria. Quindi riassumendo: lo sguardo di Emma ha trasformato una pesca in veicolo di comunicazione e la pesca ha cambiato lo sguardo dei genitori. Un oggetto neutro è diventato un qualcosa di emotivamente carico e &#8220;caldo&#8221;, da cui il claim finale &#8220;Non c&#8217;è una spesa che non sia importante&#8221;.</p>
</div>
</div>
<div>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<div><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/finestra-madre.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-1165" title="finestra-madre" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/finestra-madre-300x126.png" alt="" width="300" height="126" /></a></div>
<div></div>
<div>La finestra</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p id="ember516">Noi sappiamo che fino a pochi secondi prima la madre era alla finestra e non abbiamo visto il suo allontanamento. Potrebbe essere là oppure, il riflesso impedisce di vedere. Da notare l&#8217;uso delle piante sul davanzale, anche questo non è casuale e si può interpretare come un segno di prosperità e di speranza.</p>
<div>
<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/14-piccola-stratega.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-1166" title="14-piccola-stratega" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2023/10/14-piccola-stratega-300x127.png" alt="" width="300" height="127" /></a></p>
<div>
<div>La piccola stratega si gode una piccola vittoria</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p id="ember518">Cosa fa la nostra piccola stratega in macchina? Infila perline, una ad una, in una collanina o un braccialetto. Segno di una strategia di lungo periodo? Potrebbe essere l&#8217;episodio uno di un lungo percorso che porterà i genitori al riavvicinamento? La pesca è il primo anello di una collana? Se così fosse sarebbe una strategia di marketing molto coraggiosa, ma non priva di insidie. Bisogna anche tenere a mente che questo spot ha fatto &#8211; come si suol dire &#8211; il botto, diventando fenomeno di costume. Se ci fosse un &#8220;sequel&#8221; sarà molto complesso soddisfare le aspettative.</p>
<p id="ember519">Molto è stato detto su questo spot, ma in questa sede ho voluto considerare il suo aspetto principale: il racconto di una storia. Benché una storia racconti un aspetto possibile della realtà, non è il paradigma di una determinata situazione, meno che mai di una questione individuale, variegata e complessa come quella di una separazione. Con questo non è mia intenzione negare la liceità di altre letture.</p>
</div>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.maurocorso.it/recensioni/analisi-come-e-raccontata-la-storia-della-pesca/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Recensione: l&#8217;ultima ruota del carro</title>
		<link>https://www.maurocorso.it/recensioni/cinema/recensione-lultima-ruota-del-carro/</link>
		<comments>https://www.maurocorso.it/recensioni/cinema/recensione-lultima-ruota-del-carro/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 21 Nov 2013 16:59:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[veronesi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.maurocorso.it/?p=916</guid>
		<description><![CDATA[Probabilmente raccontare cosa ci è successo durante il giorno è la prima cosa che abbiamo imparato da piccoli. Estendendo questo principio, è facile pensare che sia anche la prima cosa che l&#8217;umanità abbia iniziato a fare, prima che esistessero la scrittura e la pittura, se non altro come sistema per far sopravvivere il più a <a class="moretag" href="https://www.maurocorso.it/recensioni/cinema/recensione-lultima-ruota-del-carro/">continua..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2013/11/20131121-175756.jpg"><img src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2013/11/20131121-175756.jpg" alt="20131121-175756.jpg" class="alignleft size-full" /></a>Probabilmente raccontare cosa ci è successo durante il giorno è la prima cosa che abbiamo imparato da piccoli. Estendendo questo principio, è facile pensare che sia anche la prima cosa che l&#8217;umanità abbia iniziato a fare, prima che esistessero la scrittura e la pittura, se non altro come sistema per far sopravvivere il più a lungo possibile i propri ascoltatori. Ora, è difficile che la nostra sopravvivenza in senso letterale dipenda da un&#8217;informazione, ma ascoltare una storia può sicuramente migliorare la nostra qualità di vita, anche solo venendo a sapere delle disavventture burocratiche di un conoscente. Raccontare storie fa bene, a chi le dice e a chi ascolta. <span id="more-916"></span></p>
<p>In senso lato si può dire che tutti hanno una storia da raccontare, e non conta davvero molto il contenuto. Quello che davvero è importante, è raccontarla nel modo giusto. </p>
<p>Nell&#8217;ultima ruota del carro Veronesi prende la storia di un uomo comune, le cui vicende attraversano quarant&#8217;anni di storia italiana. A volte la storia del nostro paese si interseca in maniera prepotente con la linea della vita del protagonista, altre volte viene semplicemente evocata per dare un&#8217;ancora cronologica al racconto di Ernesto. E&#8217; vero che nel film accadono cose che potrebbero sembrare incredibili, ma nella vita di tutti ci sono coincidenze al di fuori dell&#8217;ordinario, episodi avventurosi e aneddoti troppo strani per essere veri. </p>
<p>La pellicola di Veronesi è molto lineare nell&#8217;andamento. Passa attraverso una serie di aneddoti significativi per il protagonista Ernesto, che arrivano a una comprensione superiore di quello che è davvero importante nella vita. Elio Germano è perfetto per questa parte, con il suo sguardo timido e triste riesce a dare vita in modo credibile a un uomo che si caratterizza come onesto. L&#8217;unica cosa che fa storcere un po&#8217; la bocca è che la visione della vita è incentratata solo sul protagonista, mentre la moglie di Ernesto, interpretata da Alessandra Mastronardi, resta un po&#8217; in ombra, in una posizione non del tutto definita. Eppure è facile immaginare che sia stata proprio lei a dargli forza e a sostenerlo in tanti momenti cruciali della sua vita. Purtroppo questi momenti possiamo solo immaginarli. Una maggiore cura in fase di scrittura sarebbe stata auspicabile. Ciò nonostante il risultato è al di sopra della media, pur inserendosi in un filone, la commedia all&#8217;italiana, che fa parte della nostra storia del cinema e che non è mai davvero scomparsa.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.maurocorso.it/recensioni/cinema/recensione-lultima-ruota-del-carro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Recensione: Snowpiercer</title>
		<link>https://www.maurocorso.it/recensioni/cinema/recensione-snowpiercer/</link>
		<comments>https://www.maurocorso.it/recensioni/cinema/recensione-snowpiercer/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 15 Nov 2013 14:11:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[romaff8]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.maurocorso.it/?p=909</guid>
		<description><![CDATA[Capita sempre più raramente di vedere film di fantascienza soddisfacenti non solo dal punto di vista degli effetti speciali, ma anche dal punto di vista narrativo e di messa in scena. La fantascienza è un genere che richiede coraggio e capacità di osare, e forse Hollywood ha avuto un atteggiamento eccessivamente conservatore negli ultimi quindici <a class="moretag" href="https://www.maurocorso.it/recensioni/cinema/recensione-snowpiercer/">continua..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2013/11/20131115-150857.jpg"><img src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2013/11/20131115-150857.jpg" alt="20131115-150857.jpg" class="alignleft size-full" /></a>Capita sempre più raramente di vedere film di fantascienza soddisfacenti non solo dal punto di vista degli effetti speciali, ma anche dal punto di vista narrativo e di messa in  scena. La fantascienza è un genere che richiede coraggio e capacità di osare, e forse Hollywood ha avuto un atteggiamento eccessivamente conservatore negli ultimi quindici anni, spesso puntando su remake o su marchi ben consolidati, piuttosto che puntando su storie nuove e mai viste. Anche quando è stata percorsa quest&#8217;ultima strada, il cinema di fantascienza statunitense si è perso in così tante spiegazioni farraginose per spiegare la tecnologia introdotta, da distruggere del tutto la sospensione dell&#8217;incredulità. Questo è il caso di Upside down, una specie di Romeo e Giulietta a gravità invertita in cui veniva spiegato in continuazione il perché e il percome ci fossero due mondi con due gravità opposte. Tutte queste spiegazioni hanno l&#8217;effetto di &#8220;attivare&#8221; il senso critico dello spettatore che, inconsciamente o meno, inizia a saggiare la validità delle teorie. Il problema è che, prima o poi, la falla viene trovata: non trattandosi di scienza, ma di fantascienza, la falla c&#8217;è sempre. Si può dire che in questo modo si mette l&#8217;accento sulla &#8220;scienza&#8221;, dimenticando la parte di &#8220;fanta&#8221; a inizio parola. <span id="more-909"></span></p>
<p>Snowpiercer ha l&#8217;approccio opposto, e si può dire che invece metta l&#8217;accento sulla &#8220;fanta&#8221;. Da un punto di vista scientifico, la premessa del film è assurda: viene rilasciato nell&#8217;atmosfera un composto speciale che dovrebbe ridurre la portata del riscaldamento globale ma, contro ogni previsione, questo rimedio porta sulla terra una nuova glaciazione. Ci troviamo di fronte a una svolta scientificamente assurda: è impossibile l&#8217;adozione di una soluzione a così alto impatto senza una valutazione teorica delle conseguenze e senza un numero altissimo di simulazioni con tutte le variabili possibili. Qui però ci troviamo in un altro territorio: siamo entrati nel fiabesco. Ancora più fiabesca è la continuazione: quello che resta dell&#8217;umanità è rinchiusa in un treno autosufficiente che percorre continuamente la superficie della terra. </p>
<p>La fantascienza ha qualcosa in comune con il metodo scientifico, nel senso che è una specie di simulazione: pone delle premesse teoriche e poi immagina i suoi effetti. Cosa accadrebbe se&#8230; </p>
<p>Certo, è pur vero che questo è un particolare comune a tutta la letteratura, ma dove la maggior parte della letteratura si occupa del destino di singoli individui, la fantascienza prende in considerazione l&#8217;umanità intera o la stessa idea di umanità, di quel che ci rende umani. </p>
<p>Da questo punto di vista, Snowpiercer è una grande parabola della storia dell&#8217;umanità dal XX secolo fino a noi e fino ai prossimi cento anni. Il treno è una grande metafora della stratificazione sociale, di emarginazione e privilegio, di oppressione e della volontà di liberazione di chi non ha più nulla da perdere. In una frase, il film di Bong Joon-Ho (tratto da una graphic novel francese) è un &#8220;assalto al treno distopico&#8221;, una specie di 1984 western in cui mescolano rivoluzione, sopravvivenza e conservazione di quello che ci rende umani. Lo spunto fantascientifico in fondo è un acceleratore, serve a bruciare tutto quello che non serve, per lasciare solo l&#8217;essere umano nella sua nudità più assoluta. </p>
<p>Un altro concetto interessante alla base di Snowpiercer è l&#8217;idea di equilibrio. Il treno, per essere autosufficiente, deve essere un sistema chiuso, e per questo tutte le parti devono restare in perfetto equilibrio. In questo caso è evidente il parallelismo tra macchina meccanica e macchina sociale, ed è anche chiaro che un regime autoritario è pronto a giustificare ogni misfatto per mantenere il sistema così com&#8217;è (status quo). Due sistemi assicurano il mantenimento del sistema: la polizia, che mantiene l&#8217;ordine, e l&#8217;ideologia, che fornisce una giustificazione culturale all&#8217;ordine stesso. Tutto questo è presente nel film in maniera cristallina. Il passaggio da un vagone all&#8217;altro porta a una forma di consapevolezza più alta, finché arrivare al vagone di testa non vuol dire comprendere tutto, in un certo senso persino diventare dio. Un dio effimero, ovviamente, un dio del tutto umano che però può decidere cosa è meglio, e non è detto che ci sia una risposta buona in modo univoco. </p>
<p>Naturalmente il film è molto di più: è una festa per gli occhi e per gli amanti dell&#8217;azione, ma il fatto che dietro abbia una struttura così forte ed essenziale lo rende ancora più potente, sia nello svolgimento che nelle motivazioni e nella rappresentazione dei personaggi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.maurocorso.it/recensioni/cinema/recensione-snowpiercer/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Recensione: giovane e bella</title>
		<link>https://www.maurocorso.it/recensioni/cinema/recensione-giovane-e-bella/</link>
		<comments>https://www.maurocorso.it/recensioni/cinema/recensione-giovane-e-bella/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Nov 2013 13:08:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura creativa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.maurocorso.it/?p=900</guid>
		<description><![CDATA[Giovane e bella, ovvero come non scrivere di sessualità al femminile. Mi fanno sempre paura film diretti da uomini che parlano di sessualità al femminile. Purtroppo gli uomini devono superare se stessi per entrare in risonanza con una sessualità di tipo diverso dalla propria, e questo superamento avviene fin dal primo momento, nella fase di <a class="moretag" href="https://www.maurocorso.it/recensioni/cinema/recensione-giovane-e-bella/">continua..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2013/11/20131104-140719.jpg"><img src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2013/11/20131104-140719.jpg" alt="20131104-140719.jpg" class="alignleft size-full" /></aik8><br />
Giovane e bella, ovvero come non scrivere di sessualità al femminile. Mi fanno sempre paura film diretti da uomini che parlano di sessualità al femminile. Purtroppo gli uomini devono superare se stessi per entrare in risonanza con una sessualità di tipo diverso dalla propria, e questo superamento avviene fin dal primo momento, nella fase di scrittura. In un certo senso, Giovane e bella di Ozon è un film esemplare da questo punto di vista, di come cioè non si scrive un film sul risveglio sessuale di una giovane. La pellicola di Ozon non è un film &#8220;osceno&#8221; in senso stretto, e a ben vedere non è neppure scioccante o controverso. Purtroppo la nostra percezione della sessualità è così anestetizzata, la sessualizzazione delle donne (anche delle giovanissime) è così diffuso che è molto difficile provare turbamento, indignazione o un qualunque altro tipo di emozione umana. Il film di Ozon non è neanche un&#8217;opera di liberazione: la sessualità di Isabelle non è un riscatto e nemmeno segno di un&#8217;autodeterminazione. Si potrebbe dire che sia puramente un caso, o un accidente, una scusa per mostrare una serie di sequenze a sfondo erotico.</p>
<p><span id="more-900"></span></p>
<p>Se la sessualità di Isabelle non dice nulla sul personaggio e non è la parte risolutiva di un ideale romanzo di formazione, allora è lecito domandarsi a chi giovi il film di Ozon. Ci si può rendere facilmente conto che questo lavoro pseudoscandaloso ha, ancora una volta, lo stesso noioso fine: l&#8217;esaltazione della sessualità maschile.  L&#8217;intento voyeurstico del film è così palese fin dalla prima inquadratura da essere programmatico. La giovane protagonista viene guardata in un bincolo dal suo fratellino, allo stesso tempo complice e voyeur. Il luogo una località di villeggiatura in cui Isabelle consuma il primo rapporto sessuale, lo scorcio temporale è quello di una breve estate di cambiamento, quello del diciassettesimo compleanno di Isabelle. Alla fine dell&#8217;estate, dopo aver dimenticato rapidamente il proprio primo amante in maniera fin troppo letterale (la macchina dei genitori che supera la bicicletta dell&#8217;anonimo ragazzottto tedesco), la ragazza inizia subito a prostituirsi. Siamo subito gettati nel mezzo di questa nuova situazione senza preparativi né pratici né interiori da parte della protagonista. Il suo primo cliente è un uomo molto più anziano di lei, si potrebbe dire: un uomo gentile. Quello che non bisogna dimenticare davanti a questa situazione è che c&#8217;è solo un modo per descrivere un rapporto sessuale tra una minorenne e un uomo adulto: stupro. Com&#8217;è noto, lo stupro avviene in qualunque momento in cui non ci può essere il consenso di una delle due parti. In questo caso, la minore età di Isabelle le impedisce di formulare un consenso perfetto, ed è giusto che una legge restrittiva la protegga.</p>
<p>Ozon però non si preccupa di niente di tutto questo, perché solo una cosa è interessante per lui. Il piacere del cliente. Una scena è rivelatoria: poiché Isabelle è del tutto incapace di provare qualcosa, guarda un film pornografico per capire &#8220;come&#8221; si deve comportare una donna durante un rapporto. Lo stato paradossale di questo corto circuito è evidente.  E&#8217; come se Isabelle fosse animata da un senso di servizio nei confronti dell&#8217;uomo: poiché la cosa più importante è la soddisfazione del cliente, lei deve uniformarsi al suo immaginario, corrispondente in tutto e per tutto a quello della produzione pornografica. Lo stesso personaggio di Isabelle è un prodotto maschile, svuotato di motivazioni, desideri, bisogni (non spende neppure i soldi che guadagna): la sua uunica funzione è quella di essere pronta e disponibile. Questo naturalmente non è del tutto vero: se uscisse la sera per vedere i clienti,  sua madre e il suo patrigno si potrebbero insospettire. La ricerca visuale di Ozon è quella di un erotismo patinato e di una serie di vani tentativi di provocazione che non vanno mai al di sotto della superficie. E&#8217; pur vero che il regista franncese non va alla ricerca dell&#8217;indagine sociologica (perché una giovane si prostituisce?), l&#8217;unica cosa che sarebbe riuscita a rendere questo film ancora più insopportabile. Però manca anche solo un timido tentativo di creare un personaggio che non sia qualcosa di più di una figurina dedicata al solito, grezzo piacere estetico, dello sguardo maschile.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.maurocorso.it/recensioni/cinema/recensione-giovane-e-bella/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La grande bellezza</title>
		<link>https://www.maurocorso.it/recensioni/cinema/la-grande-bellezza/</link>
		<comments>https://www.maurocorso.it/recensioni/cinema/la-grande-bellezza/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 30 May 2013 16:39:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[la grande bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[sorrentino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.maurocorso.it/?p=875</guid>
		<description><![CDATA[La grande bellezza. Una recensione sparsa. Alla fine l&#8217;ho visto la grande bellezza. Dopo che tutti ne hanno parlato, straparlato e hanno raccontato tanto, troppo della trama. Molte delle recensioni che ho letto non hanno molto a che fare con criteri strettamente cinematografici, ma con problemi personali. In altre parole: siccome non mi piacciono gli <a class="moretag" href="https://www.maurocorso.it/recensioni/cinema/la-grande-bellezza/">continua..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2013/05/foto1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-876" title="foto(1)" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2013/05/foto1-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a>La grande bellezza. Una recensione sparsa. Alla fine l&#8217;ho visto la grande bellezza. Dopo che tutti ne hanno parlato, straparlato e hanno raccontato tanto, troppo della trama. Molte delle recensioni che ho letto non hanno molto a che fare con criteri strettamente cinematografici, ma con problemi personali. In altre parole: siccome non mi piacciono gli ambienti rappresentati, non mi piace il film. E&#8217; troppo facile e nelle critica delle nostre parti mi ha un po&#8217; stufato. Se sei un critico (lo sei?)  parla in termini cinematografici, non come se fossi al bar dello sport. Ma tant&#8217;è&#8230; questo è il trend in Italia. La grande bellezza è un film fastidioso, a tratti difficile da guardare. Per certi versi è come un horror: sai quello che sta per succedere ma non riesci a distogliere lo sguardo. E ora, in ordine sparso:<br />
<span style="color: #ff9900;">ROMA:</span> Roma è una presenza costante. Non sono d&#8217;accordo nel dire che è un personaggio. In realtà è qualcosa di più: è una condizione esistenziale. E&#8217; una piovra che ti avviluppa, è una sirena che ti attira e ti delude, è una palude da cui non puoi uscire se non con un atto di volontà potentissimo.<span id="more-875"></span><br />
<span style="color: #ff9900;">FLAUBERT:</span> Flaubert voleva scrivere un romanzo sul nulla. E&#8217; una frase che si sente molte volte nel film. Questa stessa pellicola sembra costruita sul nulla, e forse era questa l&#8217;ambizione di Sorrentino. Forse scrivere sul nulla vuol dire preparare una zolla vuota, lasciare che la vita fluisca da sola contro la volontà dell&#8217;autore. Anche qui, nonostante, lo squallore, la disperazione, l&#8217;egoismo e l&#8217;odio c&#8217;è qualcosa che fiorisce, anche contro le intenzioni coscienti dei singoli personaggi.<br />
<span style="color: #ff9900;">GOGOL:</span> l&#8217;autore delle Anime morte non viene mai nominato, eppure somiglia molto a Jep Gambardella (Toni Servillo). Dopo aver scritto la prima parte delle Anime morte Gogol si trasferisce a Roma e&#8230; smette di scrivere. La sua paralisi creativa è totale. Diventa romano, frequenta salotti e si lascia inglobare totalmente da questa città. Fino alla morte. Perché Gogol ha smesso di scrivere? Come nella domanda costantemente rivolta a Jep non c&#8217;è una risposta. Secondo alcuni studiosi di letteratura russa la risposta è: perché a Roma aveva trovato il proprio ideale di bellezza. Coincidenza?<br />
<span style="color: #ff9900;">SABRINA FERILLI:</span> dopo aver visto questo film tutti dicono: incredibile! Sa recitare. Non sono d&#8217;accordo. Sapeva recitare anche prima. Purtroppo per via del suo forte accento ha sempre interpretato personaggi simili, ma personaggi simili possono avere sfumature molto diverse. Sabrina Ferilli è un&#8217;attrice. Ora ve ne siete accorti, che posso farci?<br />
<span style="color: #ff9900;">MOVIMENTI DI MACCHINA:</span> quello che mi piace di questo film è la tensione continua. Già solo con un movimento di macchina Sorrentino trasforma un inquadratura banale in un momento di estrema tensione. Complice un montaggio sempre sorprendente, è in grado di creare la suspence sul nulla.<br />
<span style="color: #ff9900;">IL FINALE:</span> il finale ha il sapore di una ricompensa. Dopo tanto dolore, falsità e oscenità sbattuta in faccia allo spettatore arriva una carezza, ammantata da ciò che costituisce il mistero dell&#8217;esistenza. Le parole non sono importanti, quello che conta sono le immagini. Hanno un potere liberatorio. La scena del faro è una delle scene più puramente mistiche che abbia mai visto al cinema.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.maurocorso.it/recensioni/cinema/la-grande-bellezza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Recensione: Inside Man di Spike Lee</title>
		<link>https://www.maurocorso.it/recensioni/cinema/recensione-inside-man-di-spike-lee/</link>
		<comments>https://www.maurocorso.it/recensioni/cinema/recensione-inside-man-di-spike-lee/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 23 May 2013 13:21:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.maurocorso.it/?p=872</guid>
		<description><![CDATA[Ok, mi è capitato di recuperare Inside Man. Un thriller diretto da Spike Lee, Clive Owen, Denzel Washington, Jodie Foster! Le aspettative erano alle stelle, specie dopo il disastro di Miracolo a Sant’Anna. Mi sono sorpreso nel constatare come anche questo film precipiti nella pochezza e nell’inconcludenza. Forse Inside Man è la dimostrazione palpabile di <a class="moretag" href="https://www.maurocorso.it/recensioni/cinema/recensione-inside-man-di-spike-lee/">continua..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2013/05/20130523-152005.jpg"><img src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2013/05/20130523-152005.jpg" alt="20130523-152005.jpg" class="alignleft size-full" /></a>Ok, mi è capitato di recuperare Inside Man. Un thriller diretto da Spike Lee, Clive Owen, Denzel Washington, Jodie Foster! Le aspettative erano alle stelle, specie dopo il disastro di Miracolo a Sant’Anna. Mi sono sorpreso nel constatare come anche questo film precipiti nella pochezza e nell’inconcludenza.<br />
Forse Inside Man è la dimostrazione palpabile di come una regia possa sorreggere una sceneggiatura mediocre ma di come non possa fare assolutamente nulla con una sceneggiatura sciatta e piena di buchi come questa. A tratti questo film mi ha fatto pensare a un brutto mish-mash tra “I soliti sospetti” e “Le Iene” (ma forse sono solo io, eh!). Le Iene per la vaga linea temporale che confonde il prima e il dopo (caratterizzato quest’ultimo da una fotografia vagamente bluastra); i soliti sospetti perché “chi sarà mai il colpevole”… peccato che <span id="more-872"></span> lo sai fin dall’inizio.<br />
Tra le cose più fastidiose:<br />
Il personaggio di Jodie Foster: Dovrebbe essere potentissimo e inafferrabile. Alla fine è stranamente rinunciatario e arrendevole. Conclusione: non credibile.<br />
Il moralismo anti razziale di Spike Lee: c’è sempre, ma sembra meno convinto del solito. Il Sikh viene molestato perché sembra arabo, il poliziotto riceve la morale perché se la prende con un ispanico che gli aveva puntato la pistola addosso… sembrano momenti infilati a forza perché ci devono stare. E fortuna che Spike Lee ha accusato Django di Tarantino di Blaxploitation… ma per favore.<br />
Clive Owen: il rapinatore di banche moralista proprio no. Dice al detective che dovrebbe sposare la sua fidanzata e al bambino con i videogiochi violenti che parlerà a suo padre. Santo cielo, la moralità degli immorali c’è sempre stata (vedi Yakuza e affini), ma qui risulta particolarmente fastidiosa. Sembrano stratagemmi cheap-pissimi per farti stare simpatico Clive Owen. Il problema è che Clive Owen è già simpatico di suo: così il troppo stroppia.<br />
La storia: Spike Lee, sul serio, lascia stare la storia, specie la Seconda guerra mondiale, stavolta la nemesi si abbatte su chi ha venduto ebrei per arricchirsi. Quando la fai tu non è exploitation, eh Spike Lee?<br />
E come se non bastasse questo film è anche terribilmente noioso… va beh, non dite che non vi ho avvisati.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.maurocorso.it/recensioni/cinema/recensione-inside-man-di-spike-lee/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Recensione: L’amore inatteso</title>
		<link>https://www.maurocorso.it/recensioni/recensione-lamore-inatteso/</link>
		<comments>https://www.maurocorso.it/recensioni/recensione-lamore-inatteso/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 23 Mar 2013 11:31:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[consigli]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.maurocorso.it/?p=787</guid>
		<description><![CDATA[Non mi stancherò mai di ripetere di quanto uno scrittore può imparare dal cinema. In questo caso vorrei proporre l&#8217;analisi di un film, L&#8217;amore inatteso, che parla di una questione intima e personale come la conversione, senza mai entrare nel vivo della questione. Normalmente parlare di un argomento senza nominarlo esplicitamente non è soltanto una <a class="moretag" href="https://www.maurocorso.it/recensioni/recensione-lamore-inatteso/">continua..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2013/03/l-amore-inatteso.jpg"><img class="alignleft  wp-image-789" title="l-amore-inatteso" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2013/03/l-amore-inatteso.jpg" alt="" width="300" height="428" /></a>Non mi stancherò mai di ripetere di quanto uno scrittore può imparare dal cinema. In questo caso vorrei proporre l&#8217;analisi di un film, L&#8217;amore inatteso, che parla di una questione intima e personale come la conversione, senza mai entrare nel vivo della questione.</p>
<p>Normalmente parlare di un argomento senza nominarlo esplicitamente non è soltanto una cattiva regola di scrittura: è un paradosso. Quando però il tema entra nella sfera più privata di un personaggio, esporre la sua vicenda per ellissi, senza entrare all&#8217;interno dei suoi turbamenti interiori non è solo una specie di discrezione da parte dell&#8217;autore, ma è anche un modo di trattare la propria materia in maniera più forte.</p>
<p>Questo è il caso dell&#8217;amore inatteso, tratto dal romanzo autobiografico di Thierry Bizot, &#8220;catholique anonyme&#8221; (che per quanto mi risulta non è stato tradotto in italiano).<span id="more-787"></span></p>
<p>Antoine è un avvocato di quarant&#8217;anni, sposato e con due figli. Ha un rapporto conflittuale con il figlio più grande, che non va molto bene a scuola. Un giorno Antoine va a parlare con un suo professore, il quale percepisce un bisogno dello stesso Antoine e gli consiglia di andare a una catechesi per adulti. In un misto di curiosità e scetticismo, Antoine si reca a questa catechesi, usando persino l&#8217;alibi della buona educazione, ed è così che inizia il suo percorso esistenziale.</p>
<p>Non vediamo molto di questi incontri, se non l&#8217;incontro iniziale e l&#8217;ultimo incontro. Il primo incontro è incentrato sul tema della benedizione originaria (Marco 1:11), il senso della gratuità dell&#8217;amore divino. Questo concetto non viene nominato esplicitamente, ma è molto facile riconoscerlo. Antoine non parla di religione, non diventa una specie di invasato, non modifica le sue abitudini, eppure possiamo osservare un lento cambiamento al suo interno, un lavorio che col tempo inizia a portare frutti visibili.</p>
<p>Proprio per questo parlo, in questo caso, di discrezione della scrittura. C&#8217;è proprio una grande delicatezza nella stesura di questo percorso esistenziale da cui si può imparare molto. Del tutto rivelatori sono i piccoli gesti. C&#8217;è una scena in particolare in cui Antoine sta guidando e accanto a lui c&#8217;è il padre, semi addormentato. Nel sonno, questo padre con cui l&#8217;avvocato ha avuto un rapporto sempre molto complesso, sfiora inavvertitamente la mano ad Antoine, che registra quel momento e comprende l&#8217;importanza di un gesto affettuoso da parte di una figura paterna. Ed è proprio questo momento che normalmente sarebbe invisibile a mutare i rapporti tra Antoine e il figlio &#8220;difficile&#8221;, quello con cui stava riproducendo inconsapevolmente quel modello parentale che a parole diceva di detestare.</p>
<p>A parte il consiglio esplicito di vedere questo film, consiglio a ogni scrittore di iniziare a registrare, specialmente nel cinema, l&#8217;importanza dei piccoli gesti, dei piccoli movimenti messi in evidenza dalla regia e dal montaggio. Spesso proprio in questi c&#8217;è la chiave di lettura di intere pellicole, ed è proprio lì che noi scrittori possiamo imparare davvero molto.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.maurocorso.it/recensioni/recensione-lamore-inatteso/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Analisi: Anna Karenina di Joe Wright</title>
		<link>https://www.maurocorso.it/recensioni/cinema/analisi-anna-karenina-di-joe-wright/</link>
		<comments>https://www.maurocorso.it/recensioni/cinema/analisi-anna-karenina-di-joe-wright/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 12 Mar 2013 13:23:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Karenina]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.maurocorso.it/?p=750</guid>
		<description><![CDATA[Ammetto di avere avuto un minimo di apprensione di fronte all’idea di una nuova versione di Anna Karenina (anche perché non ho una grande simpatia per Keira Knightley), ma devo ammettere di essermi ricreduto di fronte alla versione di Joe Wright. L’Anna Karenina di Joe Wright è un lavoro sontuoso (pur nella sua apparente semplicità), <a class="moretag" href="https://www.maurocorso.it/recensioni/cinema/analisi-anna-karenina-di-joe-wright/">continua..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2013/03/51d2uFHo3iL._SX500_.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-751" title="51d2uFHo3iL._SX500_" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2013/03/51d2uFHo3iL._SX500_.jpg" alt="" width="375" height="500" /></a>Ammetto di avere avuto un minimo di apprensione di fronte all’idea di una nuova versione di Anna Karenina (anche perché non ho una grande simpatia per Keira Knightley), ma devo ammettere di essermi ricreduto di fronte alla versione di Joe Wright.</p>
<p>L’Anna Karenina di Joe Wright è un lavoro sontuoso (pur nella sua apparente semplicità), di impatto visivo, in cui la messa in scena è diretta da un’idea di regia talmente forte che il lavoro degli attori passa in secondo piano. La recitazione di tutti gli interpreti è misurata, molto controllata, e questo serve a fare emergere in maniera ancora più evidente i picchi, solitamente i picchi emotivi della protagonista.</p>
<p>La rilettura di Wright del classico di Tolstoj è evidente: secondo il regista Anna Karenina è una tragedia delle apparenze, ambientata in una società rigida e oppressiva. Questo messaggio viene veicolato dall’idea del teatro. La maggior parte delle scene hanno luogo in un vecchio teatro (di tanto in tanto osserviamo qualche piccolo dettaglio che ne denuncia la decadenza). Ambienti domestici, ristoranti, piste da pattinaggio, sale da ballo e (ovviamente) teatri, sono tutti riportati<span id="more-750"></span> in quell’unico ambiente, finché la prospettiva non si apre.</p>
<p>Questa apertura non è casuale. Due sono i personaggi che portano gli esterni in questa esperienza visiva di Wright. La prima è Anna, il secondo è Levin, a tutti gli effetti un alter ego di Tolstoj nel rivedere il suo rapporto con il lavoro nei campi e con gli ex servi della gleba (la servitù della gleba in Russia finisce nel 1861). Entrambi sono portatori di istante che spezzano il rigido perbenismo della Russia zarista, Levin con le sue innovazioni sociali e Anna Karenina con la forza della sua passione.</p>
<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2013/03/Still-from-Anna-Karenina-010.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-753 alignright" title="Still from Anna Karenina" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2013/03/Still-from-Anna-Karenina-010-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>In quest’ottica il teatro rappresenta l’occhio dell’aristocrazia, un occhio controllante che separa chi segue i dettami della società bene e chi invece deve essere emarginato per i comportamenti che violano le regole (una battuta in particolare rivela in maniera esplicita questa distinzione: “non ha violato la legge, ha fatto di peggio: ha violato le regole).</p>
<p>Nel teatro si svolgono tre scene madri in particolare: il ballo in cui Anna e Vronskij si conoscono, la scena della corsa in cui Anna rivela la sua passione pubblicamente, e il reingresso in società di Anna con la riprovazione collettiva per la sua situazione da separata. Il ballo forse è la scena che definisce meglio l’idea della società che il regista vuole trasmettere, con quelle complesse coreografie che rendono visuali le regole ferree del contesto in cui si muovono i personaggi. La scena della corsa dei cavalli (è evidente l’identificazione di Anna con la nobile bestia bianca cavalcata da Vronskij) è poi di una potenza visiva incredibile. Anna è nel palco centrale, non perché sia un’autorità particolare (una volta il palco centrale era destinato ai re), quanto perché lei è sotto l’occhio attento di una società sempre in attesa della trasgressione, amata e riprovata al tempo stesso. Nell’ultima scena assistiamo alla resistenza della società a ogni cambiamento, a ogni violazione di quelle norme non scritte che ne regolano il funzionamento.</p>
<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2013/03/Keira-Knightley-in-Anna-K-008.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-755" title="Keira Knightley in Anna Karenina" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2013/03/Keira-Knightley-in-Anna-K-008-300x180.jpg" alt="" width="300" height="180" /></a>Eppure ci sono i prati, le distese aperte dove ogni donna può essere libera, lontana dal teatro delle apparenze. E il finale (tranquilli nessuno spoiler), con l’irruzione del campo di erbe selvatiche nel teatro è molto di più di una consolazione, è uno scorcio di speranza per chi resta, a cominciare dalla bimba della stessa Anna. Forse Anna Karenina è una delle opere più difficili (se non impossibili) da adattare ad altre epoche e ad altri paesi, tale è il legame con la società descritta da Tolstoj. Per questo la soluzione adottata da Wright mi sembra tanto elegante quanto convincente.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.maurocorso.it/recensioni/cinema/analisi-anna-karenina-di-joe-wright/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Recensione: Girlfriend in a coma</title>
		<link>https://www.maurocorso.it/recensioni/cinema/recensione-girlfriend-in-a-coma/</link>
		<comments>https://www.maurocorso.it/recensioni/cinema/recensione-girlfriend-in-a-coma/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 20 Feb 2013 11:30:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[documentario]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.maurocorso.it/?p=672</guid>
		<description><![CDATA[Girlfriend in a coma è un documentario di Annalisa Piras basato su una serie di considerazioni di Bill Emmott sull’Italia. Emmott è stato direttore dell’Economist ed è sempre stato molto critico nei confronti di Berlusconi, fino ad essere portato in giudizio per diffamazione per averlo definito “inadatto a governare”. Per questa ragione è piuttosto chiaro <a class="moretag" href="https://www.maurocorso.it/recensioni/cinema/recensione-girlfriend-in-a-coma/">continua..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2013/02/girlfriend-coma.jpg"><img class=" wp-image-673 alignleft" title="girlfriend-coma" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2013/02/girlfriend-coma.jpg" alt="" width="354" height="213" /></a><a>Girlfriend in a coma</a> è un documentario di Annalisa Piras basato su una serie di considerazioni di Bill Emmott sull’Italia. Emmott è stato direttore dell’Economist ed è sempre stato molto critico nei confronti di Berlusconi, fino ad essere portato in giudizio per diffamazione per averlo definito “inadatto a governare”.</p>
<p>Per questa ragione è piuttosto chiaro il taglio di questa pellicola, peraltro confermato dalle personalità che intervengono. Sono più o meno le solite: Marco Travaglio, Roberto Saviano, Nanni Moretti, Mario Monti, Toni Servillo, c’è un breve intervento di Beppe Grillo (in cui però non parla di politica interna ma di emigrazione), e così via.</p>
<p>Ho la sensazione che questo film sia stato oggetto di particolare attenzione dopo il <a href="http://www.repubblica.it/politica/2013/02/01/news/emmott_su_twitter_cancellati_da_maxxi-51728869/" target="_blank">rifiuto del Ministero della cultura</a> di proiettarlo al MAXXI in periodo elettorale. In realtà è evidente che un documentario di questo tipo non è in grado di spostare nemmeno un voto. Chi lo guarda è già un “convertito”, <span id="more-672"></span>cioè è già convinto che tutti i mali dell’Italia di oggi vengono dai governi Berlusconi. L’unica critica che viene fatta alla sinistra sono legati alla mancata volontà di regolare di conflitto di interessi, ma non viene detto nulla delle responsabilità dei governi di sinistra in materia di economia o di pubblica istruzione (solo per dirne un paio).</p>
<p>Dunque non propone elementi nuovi, chi ha intenzione di votare per la destra, vedendo le solite facce, di sicuro non cambia opinione, chi è già propenso a votare un partito di sinistra troverà solo conferme per le sue peggiori paure. E’ difficile che gli indecisi trovino elementi nuovi o rivelatori: gli argomenti di Emmott sono già arcinoti in Italia e viene da pensare che siano destinate al pubblico europeo.</p>
<p>Quello che manca a Girlfriend in a coma è un’analisi di largo respiro, vengono presentati dati di declino e una serie di situazioni, come la fuga dei cervelli, il voto di scambio, la criminalità organizzata, ma c’è mai una vera e propria sintesi o un confronto organico con altri paesi d’Europa.</p>
<p>Per certi versi sembra di assistere più che altro a uno sfogo personale, appassionato, certo, ma che non offre reali soluzioni al di là della sola denuncia.</p>
<p>Al di là dei meriti o delle mancanze di questo film c’è poi un particolare che lo rende insopportabile e volgare. Quando si parla in termini nazionali bisogna stare bene attenti ai simboli che si usano, perché delle scelte superficiali (e sto escludendo volontariamente l’intento criminale) possono dare un’immagine del paese offensiva e del tutto condannabile.</p>
<p>Il documentario è costellato da una serie di sequenze animate (non di particolare pregio) che vedono contrapposti Dante Alighieri e una specie di Pulcinella obeso. Gli effetti di questa contrapposizione sono devastanti sull’immaginario, in particolare se questo prodotto è destinato all’estero. Questo confronto vede contrapposto un Dante, portatore di una cultura alta, a un Pulcinella portatore non tanto di una cultura bassa, ma di una mancanza totale di cultura. Viene contrapposto un Dante elegante e misurato a un Pulcinella rumoroso e violento. La cosa peggiore è che l’opposizione vede un centro nord civile (nonostante Emmott dica di essere stato derubato a Venezia) e un sud arretrato e dominio delle criminalità mafiose. L&#8217;idea di un sud che porta verso l&#8217;abisso l&#8217;Italia è troppo comoda e ideologica per essere presa sul serio, e un&#8217;analisi anche solo leggermente più approfondita della situazione del Regno delle due Sicilie prima e dopo l&#8217;unità d&#8217;Italia forse aprirebbe gli occhi a più di qualcuno (per non parlare delle deportazioni, le violenze e le stragi perpetrate in nome dell&#8217;unità e per opera del civile nord).</p>
<p>Forse Emmott dovrebbe studiare meglio la storia dell’Italia meridionale prima di lasciarsi andare a facili metafore che (queste sì) rendono questo film del tutto censurabile dal punto di vista storico e morale.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.maurocorso.it/recensioni/cinema/recensione-girlfriend-in-a-coma/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Warm Bodies &#8211; recensione rapida e informale</title>
		<link>https://www.maurocorso.it/recensioni/cinema/warm-bodies-recensione-rapida-e-informale/</link>
		<comments>https://www.maurocorso.it/recensioni/cinema/warm-bodies-recensione-rapida-e-informale/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 12 Feb 2013 13:51:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.maurocorso.it/?p=642</guid>
		<description><![CDATA[E’ abbastanza inutile chiedersi cosa penserebbe Romero di una storia d’amore tra zombie e umani. Del resto è risaputo che il progenitore dei moderni morti viventi non guarda film di genere realizzati da altri cineasti. L’unico aspetto a cui Romero tiente molto si riassume in una battuta: “gli zombie non corrono” (zombies don’t run). Come <a class="moretag" href="https://www.maurocorso.it/recensioni/cinema/warm-bodies-recensione-rapida-e-informale/">continua..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2013/02/nicholas-hoult-warm-bodies.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-643" title="nicholas-hoult-warm-bodies" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2013/02/nicholas-hoult-warm-bodies-300x276.jpg" alt="" width="300" height="276" /></a>E’ abbastanza inutile chiedersi cosa penserebbe Romero di una storia d’amore tra zombie e umani. Del resto è risaputo che il progenitore dei moderni morti viventi non guarda film di genere realizzati da altri cineasti. L’unico aspetto a cui Romero tiente molto si riassume in una battuta: “gli zombie non corrono” (<a href=" http://news.bbc.co.uk/2/hi/entertainment/7280793.stm" target="_blank">zombies don’t run</a>).</p>
<p>Come si intuisce ampiamente dal trailer (fatto curioso: più diventiamo ossessionati dagli spoiler, più i trailer cinematografici ti raccontano tutta la trama della pellicola presentata), Warm Bodies è una commedia sentimentale a tinte horror, che deve la sua ispirazione a Romeo e Giulietta, a La Bella e la Bestia e &#8211; ovviamente &#8211; al classico Zombie.</p>
<p>Per quanto ne so, questa non è la prima volta in cui viene proposto il punto di vista di un morto vivente. Una rapida ricerca rivela che il primo film basato su questo principio è Colin, una produzione a bassissimo costo del 2008.<span id="more-642"></span></p>
<p>In realtà mi ricordo di un episodio di una serie televisiva cancellata dopo una manciata di episodi, “<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fear_Itself_%28TV_series%29" target="_blank">Fear Itself</a>”, in cui il punto di vista coincideva con quello di uno zombie (inconsapevole). L’episodio si chiamava “<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/New_Year%27s_Day_%28Fear_Itself%29" target="_blank">New Year’s Day</a>”.</p>
<p>L’idea che uno zombie mantenga una forma di coscienza rudimentale è abbastanza estrema, ma non è dunque del tutto nuova. E’ difficile credere che da questo nasca un nuovo filone in grado di fare concorrenza ai vampiri sexy che ormai ci torturano da anni con le loro moine, (in fondo un cadavere in decomposizione non è molto sexy), ma di certo è sempre rinfrescante vedere un approccio diverso a classici della cultura pop.</p>
<p>Al di là della storia d’amore, Warm Bodies mantiene soprattutto l’idea di Romero per cui un mondo popolato da zombie è in realtà uno specchio critico alla nostra società. Inoltre, aspetto ripreso anche da The Walking Dead, gli umani non sono necessariamente “buoni” e degni di fiducia.</p>
<p>Uno degli spunti del film che mi ha affascinato di più è che in questo caso, l’attività che rende gli zombie meno umani, paradossalmente è proprio quella che li rende più memori della loro passata umanità, e a mio avviso è uno dei concept più originali di Wam Bodies.</p>
<p>E ora cinque piccole citazioni che mi hanno divertito di più.</p>
<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2013/02/the-shining-twins1.jpg"><img class="size-full wp-image-648 aligncenter" title="the-shining-twins" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2013/02/the-shining-twins1.jpg" alt="" width="250" height="188" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>1) I bambini zombi. A un certo punto si vedono su un nastro trasportatore. L’effetto è straniante, a prima vista sembrano mossi da una forza soprannaturale. Si tengono per mano, esattamente come le gemelle di Shining.</p>
<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2013/02/young-stallone.jpg"><img class="size-full wp-image-647 aligncenter" title="young-stallone" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2013/02/young-stallone.jpg" alt="" width="250" height="313" /></a></p>
<p>2) Lo zombi alla guida. Lo zombi alla guida frena e accelera contemporaneamente. Più o meno come faceva Rocky Balboa quando compra la prima macchina</p>
<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2013/02/drinking-bird-toy.jpg"><img class="size-full wp-image-649 aligncenter" title="drinking-bird-toy" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2013/02/drinking-bird-toy.jpg" alt="" width="250" height="282" /></a></p>
<p>3) Il picchio letale di Darkman. Proprio questo piccolo oggetto innescava l’esplosione che sfigurava il dottore interpretato da Liam Neeson nel film di Sam Raimi. Qui viene preso e smontato.</p>
<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2013/02/omega-man.jpg"><img class="wp-image-650 aligncenter" title="omega-man" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2013/02/omega-man.jpg" alt="" width="250" height="176" /></a></p>
<p>4) La casa con i riflettori sulla facciata. E’ la dimora del capitano interpretato da John Malkovich. Il concept ricorda molto da vicino la casa di Occhi bianchi sul pianeta terra interpretato da Charlton Heston. Le luci servivano a tenere lontane le strane creature a metà tra zombi e vampiri. A me sembra quasi la stessa (E&#8217; forse la stessa?). C&#8217;è persino un balcone adatto per una scena tra Romeo e Giulietta&#8230;</p>
<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2013/02/Bruce-Springsteen-The-River.jpg"><img class="size-full wp-image-651 aligncenter" title="Bruce-Springsteen-The-River" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2013/02/Bruce-Springsteen-The-River.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a></p>
<p>5) Ok, questa non è davvero una citazione, ma ci troviamo di fronte all’uso cinematografico più creativo di Hungry Heart di Bruce Springsteen. Il montaggio è davvero spiritoso e coinvolgente. L&#8217;idea di fondo è che tutti hanno un cuore affamato, vivi e zombie.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.maurocorso.it/recensioni/cinema/warm-bodies-recensione-rapida-e-informale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
