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	<title>Mauro Corso &#187; scrittura</title>
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	<description>attore e scrittore</description>
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		<title>Fabio Stassi, La lettrice scomparsa, Sellerio</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Aug 2020 20:55:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa recensione non contiene spoiler. Quando ho un po’ di tempo per andare a Marina Velca, un dei miei piaceri più grandi consiste nell’andare nella mia libreria preferita (in Italia), e cioè “La Vita Nova” di Tarquinia, al numero 8 di via Carducci. Mi piace perché non è solo un libro in cui si vendono <a class="moretag" href="https://www.maurocorso.it/scrittura/fabio-stassi-la-lettrice-scomparsa-sellerio/">continua..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2020/08/140F1861-72D4-4C1F-9E58-04B5D075A9BE.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1108" title="140f1861-72d4-4c1f-9e58-04b5d075a9be" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2020/08/140F1861-72D4-4C1F-9E58-04B5D075A9BE-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Questa recensione non contiene spoiler.</p>
<p>Quando ho un po’ di tempo per andare a Marina Velca, un dei miei piaceri più grandi consiste nell’andare nella mia libreria preferita (in Italia), e cioè “La Vita Nova” di Tarquinia, al numero 8 di via Carducci. Mi piace perché non è solo un libro in cui si vendono libri, ma un luogo in cui si amano libri, si parla di libri e si consigliano libri. Mi diverto a parlare con la sorridente Elena e dirle quale tipo di storia mi piacerebbe leggere. Ha sempre 4 o 5 alternative da consigliarmi.</p>
<p>In questo caso mi aveva attirato un titolo, cioè Uccido chi voglio e non mi ero trattenuto, dovevo chiederle cosa ne pensasse. Elena, sempre sorridente, mi ha corretto con molta gentilezza, dicendomi che era il terzo libro di una seria, e che forse avrei dovuto prendere in considerazione l’idea di iniziare dal primo della serie. Poi ha aggiunto, non con orgoglio come ci si potrebbe aspettare, ma con una punta di pudore “abbiamo avuto qui Fabio Stassi”. Io le ho detto che mi incuriosiva un libro in cui il protagonista aveva il mio stesso cognome, e lei mi ha spiegato che si trattava anche questo di un gioco letterario, che però purtroppo ho dimenticato. Potrei cercarlo su internet per fare bella figura, ma non è questo il momento, il momento è quello di parlare de La lettrice scomparsa.</p>
<p>Vince Corso è un terapeuta molto particolare, e cioè consiglia libri a chi è portatrice di disagi dell’anima. In tempi di terapeuti di ogni sorta non è strano vedere un biblioterapeuta. Più strano è che ancora non esista come professione. Il romanzo è narrato in prima persona e segue il punto di vista del protagonista, che si trova suo malgrado catapultato in un giallo. Di solito l’uso della prima persona è una spia molto significativa. Può voler dire che l’autore considera il protagonista un suo alter ego (ma non è detto). Di sicuro non vuole distanziarsi dal testo ma esserne parte. In un certo senso, è un grande atto di responsabilità.</p>
<p>Il caso che dà il titolo al romanzo è il principale arco narrativo. Ci sono altri archi narrativi, siamo partiti dal più ampio e andiamo ai più piccoli. Un altro arco è costituito dall’infanzia di Vince Corso, molto particolare, e ho la sensazione che tornerà nei romanzi successivi. Poi c’è il passato recente di Vince, che ci parla della sua solitudine&#8230; devo dire che la sua tendenza al rimpianto è tipicamente letteraria, forse comune a molti appassionati di letteratura. In fondo il rimpianto non è che un ricordo con una coloratura dolorosa e leggermente autolesionista. Poi ci sono gli archi più piccoli, le sue clienti, le donne che vengono per un consulto librario. Non è un caso che siano tutte donne, gli uomini del resto hanno un’idiosincrasia tutta loro alla prospettiva di cercare aiuto o conforto. Quasi come se fosse un segno di debolezza. Vai nei laboratori di teatro, di scrittura, nei corsi di meditazione o di yoga: troverai quasi solo donne. Fabio Stassi riflette su questo punto con grande lucidità e obiettivitià.</p>
<p>Queste particolari sedute di terapia sono la parte più vivace del romanzo, anche perché Vince è un terapeuta piuttosto goffo (per non dire pasticcione) e spesso entra in conflitto con le sue clienti. Si sa, il conflitto è l’anima del racconto. È bene ricordare che i personaggi più interessanti non sono quelli che hanno sempre ragione, ma quelli che sbagliano, che nutrono le loro insicurezze e sottopongono se stessi a verifiche continue. Compassionevoli con gli altri e spietati con se stessi. Ottima costruzione per un personaggio letterario, pessima soluzione per campare bene.</p>
<p>C’è tuttavia un’altra protagonista in La lettrice scomparsa: la città di Roma, con le sue trasformazioni, i suoi oblii, i suoi segreti e le sue atmosfere misteriose. La sua presenza, reale e letteraria, è chiaramente percepibile in ogni pagina, in ogni angolo, in ogni prospettiva del protagonista che, vale la pena aggiungere, non è romano se non di adozione.</p>
<p>Da ultimo, in appendice l’autore riporta i consigli di lettura di Vince, così non dovete stare con un quadernino accanto ad appuntarveli, come pure ha fatto <a href="https://tissybook.home.blog/2020/08/11/la-lettrice-scomparsa-fabio-stassi/">Tiziana</a> (leggete anche la sua recensione).</p>
<p>Ho apprezzato davvero molto questo romanzo e non vedo l’ora di passare al secondo, possibilmente acquistandolo proprio alla mia libreria preferita “La Vita Nova”. Sostenete le piccole librerie indipendenti!</p>
<p>La citazione da La lettrice scomparsa: “Si cerca sempre un lettore per le trame che imbastiamo”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Notebook lost at Balice Krakow airport</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jun 2018 17:47:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dear Friends, I have lost this notebook at Balice airport in Krakow on May, 27th 2018. While it is a very cheap piece of paper, it has around 120 handwritten pages, which are a chunk of the novel I am working on. On the first page there are my full name and mail address. I <a class="moretag" href="https://www.maurocorso.it/scrittura/notebook-lost-at-balice-krakow-airport/">continua..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2018/06/img_5372.jpg" class="alignleft size-medium" width="270" height="270">Dear Friends, I have lost this notebook at Balice airport in Krakow on May, 27th 2018. While it is a very cheap piece of paper, it has around 120 handwritten pages, which are a chunk of the novel I am working on. On the first page there are my full name and mail address. I can write again most of it, but of course it is not going to be the same. Should someone have it, can you please send it back to me? I will pay you for the hassle. Please write to me at info [at] maurocorso.it</p>
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		<title>Un passo nel buio, un passo nella luce</title>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2016 15:15:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggere il romanzo scritto da un amico non è mai un&#8217;azione semplice, almeno per me. Anche prima di iniziare a posare l&#8217;occhio sulla prima riga sono assalito da un dubbio: e se non mi piace, come faccio a dirglielo? Trovo il modo? Mi dimostro impietoso, nascondendomi dietro al fatto per cui, se sono crudele, allora <a class="moretag" href="https://www.maurocorso.it/scrittura/un-passo-nel-buio-un-passo-nella-luce/">continua..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2016/05/cimarelli1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1101" title="cimarelli" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2016/05/cimarelli1-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Leggere il romanzo scritto da un amico non è mai un&#8217;azione semplice, almeno per me. Anche prima di iniziare a posare l&#8217;occhio sulla prima riga sono assalito da un dubbio: e se non mi piace, come faccio a dirglielo? Trovo il modo? Mi dimostro impietoso, nascondendomi dietro al fatto per cui, se sono crudele, allora dimostro in pieno la mia amicizia? Oppure, mi limito a non dirgli nulla, a far finta di non aver mai avuto il tempo di leggerlo, nella non tanto segreta speranza che il detto amico se ne dimentichi o che capisca? Naturalmente l&#8217;ultima è l&#8217;azione più spregevole che si possa compiere (almeno per me e per la mia scala di valori!). C&#8217;è un&#8217;altra opzione: mentire spudoratamente&#8230; purtroppo non posso prenderla in considerazione perché proprio non mi riesce.</p>
<p>Dopo poche righe di <em>Un passo nel buio, un passo nella luce</em> di Alessandro Cimarelli, ho tirato un sospiro di sollievo: tutti i miei timori sono stati spazzati via in un attimo. Se proprio dovessi trovare un&#8217;etichetta per un romanzo così particolare (anche nella brevità: sono 122 pagine con splendide illustrazioni di Valeria Bruschi), lo definirei un piccolo romanzo di formazione, adeguato ai tempi. Se nell&#8217;800 per un romanzo di questo genere sarebbero state necessarie molte centinaia di pagine, ai nostri giorni forse è necessario molto meno per arrivare al cuore delle cose. Per fare un paragone medico, forse adesso abbiamo bisogno di dosaggi più elevati e da somministrare in un&#8217;unica soluzione. <span id="more-1085"></span> In effetti ci troviamo di fronte a un romanzo che potrebbe essere letto molto comodamente in una sola serata. Dico &#8220;potrebbe&#8221; perché in realtà la sua densità mi ha colpito a tal punto da aver bisogno di prendermi tre serate per leggerlo e per riflettere su quanto avevo letto. Da una parte è vero che <em>Un passo nel buio, un passo nella luce </em>si inserisce in un filone letterario molto proficuo e alla base del romanzo moderno, e quindi di per sé racconta ciò che fa già parte del nostro patrimonio umano, ma alla base del racconto, oltre il velo della semplice storia, si percepisce una verità fatta di dolore, speranza e rinascita che non si può ignorare nella sua immediatezza. Ci sono storie che hanno bisogno di essere raccontate, quasi indipendentemente dalla volontà dell&#8217;autore, e che arriveranno dove devono arrivare, anche solo per permettere a una sola persona di avere una consapevolezza maggiore.</p>
<p>Un altro aspetto che mi ha colpito di questo romanzo, e questo è fondamentale per completare il quadro, è la sua freschezza. L&#8217;inizio, chiaramente onirico, aggiunge un che di fantastico, che impedisce al libro di assumere toni di insegnamento. Il protagonista, come tutti, è alla ricerca di un senso, ma la sua ricerca non diventa mai il paradigma della ricerca di tutti, ma una semplice possibilità. L&#8217;idea che ci sia una possibilità per tutti, nascosta nei nostri talenti o in qualcosa che risuona in noi dà una grande liberazione dall&#8217;idea di dover fare o non fare qualcosa per essere felici. A volte l&#8217;ispirazione non sta nella vicenda, ma nel processo di crescita di chi parla. In questa storia narrata in prima persona l&#8217;autore si mette al servizio del suo personaggio prendendosi il lusso di dimenticare ciò che sa per impararlo di nuovo, per viverlo un&#8217;altra volta e per dare una vera e propria esperienza a chi legge.</p>
<p>Il romanzo  <em>Un passo nel buio, un passo nella luce </em>può essere acquistato su <a title="Acquiesta" href="https://www.youcanprint.it/fiction-generale/un-passo-nel-buio-un-passo-nella-luce-9788827857021.html" target="_blank">YouCanPrint</a></p>
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		<title>Presentazione de Lo sguardo inatteso a Camera 42</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2016 15:33:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non avevo un&#8217;idea chiara di come sarebbe andata la prima presentazione de &#8220;Lo sguardo inatteso&#8221;. È strano presentare un romanzo senza avere un editore alle spalle, ma guardandomi indietro penso di aver fatto la scelta giusta, e il successo di questa presentazione me lo conferma. La presentazione di un libro è come una festa: è <a class="moretag" href="https://www.maurocorso.it/scrittura/1063/">continua..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2016/01/Lo_Sguardo_Inatteso-026.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1064" title="Lo_Sguardo_Inatteso-026" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2016/01/Lo_Sguardo_Inatteso-026-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a></p>
<p>Non avevo un&#8217;idea chiara di come sarebbe andata la prima presentazione de &#8220;Lo sguardo inatteso&#8221;. È strano presentare un romanzo senza avere un editore alle spalle, ma guardandomi indietro penso di aver fatto la scelta giusta, e il successo di questa presentazione me lo conferma. La presentazione di un libro è come una festa: è riuscita solo se i partecipanti si divertono.</p>
<p>In questo caso, non ho dubbi, chi c&#8217;era si è divertito molto. La confezione era davvero speciale, unica nel suo genere. Non a tutti capita di fare presentazioni in famiglia, io e Irma in veste di autori, mio fratello Stefano come ospite (nel senso che ci ospitava e presentava nella sua sede di Camera 42) e mia madre alla lettura dei brani del romanzo che lei stessa aveva scelto e su cui si era preparata. <span id="more-1063"></span> Le ho chiesto di scegliere lei stessa i brani da leggere, da una parte perché volevo che avesse delle parti divertenti da leggere e anche perché, a conti fatti, non avrei fatto un lavoro migliore di lei, fatto di attese, di sospensioni e di allusioni che invogliano senza rivelare. Mi ha divertito sentire i brani letti, ascoltare le reazioni di chi ascoltava, perché era tutto nuovo&#8230; mi piacerebbe pensare anche a un audiolibro, un giorno.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2016/01/Lo_Sguardo_Inatteso-013.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-1068" title="Lo_Sguardo_Inatteso-013" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2016/01/Lo_Sguardo_Inatteso-013-e1454235683545.jpg" alt="" width="700" height="466" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come si organizza un incontro di questo genere? La risposta è che non si deve preparare nulla: ci si incontra e si lascia che qualcosa accada. Non sto parlando in improvvisazione, che è un modo rapido di raccontare finzioni, ma di seguire il flusso, di lasciarsi portare da istinto, curiosità, dalle proprie storie, dagli intrecci e dai corti circuiti della situazione, portati avanti lungo un canale di rigorosa verità. Quando questo accade, il pubblico ride, si ritorna bambini, non per celebrare infantilismi, ma per ritornare innocenti, per dire anche le cose più stupide e scoprire che forse, queste stesse cose così stupide non sono. Il botta e risposta con mio fratello Stefano ha funzionato, è stato divertente, prima di tutto per noi due e di conseguenza anche per gli altri.</p>
<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2016/01/Lo_Sguardo_Inatteso-017.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1072" title="Lo_Sguardo_Inatteso-017" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2016/01/Lo_Sguardo_Inatteso-017-e1454237149129.jpg" alt="" width="700" height="466" /></a></p>
<p>Un grazie a <strong>Pippo Mariani</strong>, che ha prestato il suo occhio al racconto di questa serata, a mio fratello Stefano che mi ha accolto in un modo che non saprei dire a parole e a mia madre, che ha dato alla pagina scritta espressione, voce e gesto. Un grazie a Irma che è sempre al mio fianco, in questo nostro libro che è nato quasi per gioco e che poi è cresciuto fino ad andarsene per conto suo. Un grazie infine a tutti gli amici e le amiche che sono venute e hanno partecipato con curiosità e affetto a questa nostra impresa. È stata una serata indimenticabile, che tutti noi ricorderemo con particolare affetto.</p>
<p><em>Lo sguardo inatteso</em> è acquistabile in formato <a href="http://www.amazon.it/dp/B0185TC6R2">Kindle su Amazon</a></p>
<p>Si può acquistare in copia fisica presso <a href="http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/204070/lo-sguardo-inatteso/">Ilmiolibro.it</a></p>
<p>Si può ordinare presso qualsiasi negozio <a href="http://www.lafeltrinelli.it/libri/mauro-corso/sguardo-inatteso/9788892303294">LaFeltrinelli</a> (anche andando in un negozio fisico e domandando di ordinarlo. Potrebbero fare storie, ma basta insistere educatamente)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Come nasce un romanzo: Lo sguardo inatteso &#8211; 3</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2016 10:59:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[Ed eccoci al terzo capitolo della saga di &#8220;Come nasce un romanzo&#8221;. Ripeto fino alla nausea: non perché questo sia il paradigma di come nasce un perfetto romanzo. Questa è solo la testimonianza di come è nato &#8220;un&#8221; romanzo, che è una cosa molto difficile da trovare. Molto spesso gli autori sono come i cuochi: <a class="moretag" href="https://www.maurocorso.it/scrittura/come-nasce-un-romanzo-lo-sguardo-inatteso-3/">continua..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2015/12/LSI-kindle.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1023" title="LSI-kindle" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2015/12/LSI-kindle-222x300.jpg" alt="" width="222" height="300" /></a>Ed eccoci al terzo capitolo della saga di &#8220;Come nasce un romanzo&#8221;. Ripeto fino alla nausea: non perché questo sia il paradigma di come nasce un perfetto romanzo. Questa è solo la testimonianza di come è nato &#8220;un&#8221; romanzo, che è una cosa molto difficile da trovare. Molto spesso gli autori sono come i cuochi: ti parlano fino allo sfinimento delle loro delizie (a volte ti dicono perfino come vanno mangiati i loro piatti) ma non ti fanno mai entrare in cucina. Con questa serie di articoletti invece vogliamo proprio entrare in cucina e capire alcuni meccanismi del processo creativo, anche nel suo aspetto più personale e unico. Nel <a href=" http://www.maurocorso.it/scrittura/come-nasce-un-romanzo-lo-sguardo-inatteso-1/" target="_blank">primo articolo</a> abbiamo appena contemplato la possibilità di scrivere un romanzo. Già questo è uno scalino difficile per molti, e anche se non è complicato è comunque un punto di passaggio che attraversano tutti gli scrittori. Nel <a href="http://www.maurocorso.it/scrittura/come-nasce-un-romanzo-lo-sguardo-inatteso-2/">secondo articolo</a> abbiamo iniziato a prendere un&#8217;idea e a svilupparla. In questo caso l&#8217;abbiamo sviluppata in due, anzi il dialogo è stato molto produttivo. Non è sempre così ovviamente, la condizione è che alla base ci sia una profonda intesa tra le persone coinvolte nel processo creativo. Fortunatamente questo è stato il caso mio e di Irma: nessuno è mai partito da difese pregiudiziali del proprio punto di vista e avevamo ben chiaro il punto di arrivo, e cioè <span id="more-1054"></span>  una storia di un qualche interesse.</p>
<p>Una volta stabilita l&#8217;ossatura della storia, e cioè dopo aver deciso quali siano i personaggi, le loro azioni, lo scenario in cui si muovono e una possibile conclusione, siamo passati alla costruzione dell&#8217;ossatura della storia, con un&#8217;ipotetica divisione in capitoli. Allora avevo usato un&#8217;applicazione IoS dedicata: StorySkel, fatta apposta per creare una distribuzione in capitoli per un qualunque tipo di testo. Tornando a vedere ora come era suddiviso il romanzo mi sono trovato una sorpresa (il che mi indica che parti del processo creativo rischiano di andare perse con il tempo, se non c&#8217;è nulla di scritto a registrarlo). Il romanzo nella prima ideazione era articolato in 12 capitoli più un epilogo, una costruzione molto diversa rispetto ai definitivi 22 capitoli più un epilogo. In effetti ora mi ricordo che all&#8217;inizio avevamo progettato un romanzo molto più breve e probabilmente più semplice&#8230; poi il bisogno di raccontare prende la mano, si segue il flusso e&#8230; va bene così.</p>
<p>Del resto ogni capitolo più che definire aveva la funzione di stimolare la fantasia. Se vado a vedere il capitolo 1, leggo &#8220;Nel capitolo I vediamo Dafne al suo posto di lavoro, conosciamo la sua storia personale e familiare, i rapporti all&#8217;interno del luogo di lavoro stesso. Dove vive e la sua vicina (Kendra)&#8221;. Non andiamo nel dettaglio, dunque, ma abbiamo una guida. E così siamo andati avanti capitolo per capitolo fino all&#8217;epilogo. Anche se mi sarei occupato di gran parte della scrittura vera e propria, Irma avrebbe curato alcuni aspetti, come la costruzione del personaggio di Kendra (esistono anche dei bozzetti preparatori), una delle scene più importanti del romanzo (quella in cui Dafne e David restano da soli per la prima volta) e tante piccole cose che hanno dato alla storia un tocco particolare che io non sarei mai stato in grado di dare con le giuste sfumature.</p>
<p>Non tutto è rimasto come era indicato nello &#8220;scheletro&#8221; della storia. Alcuni tempi sono stati compressi per evitare rallentamenti inutili, alcuni personaggi sono stati riuniti in un solo personaggio che poteva avere diverse caratteristiche (una questione puramente economica) e alcuni nomi sono stati cambiati per questioni di eufonia o a seguito di ulteriori ricerche (non ricordo), e l&#8217;evoluzione dei personaggi è cambiata leggermente. Quello che succede dopo però sarà argomento del quarto capitolo, in cui inizieremo davvero a sporcarci le mani nel processo di scrittura.</p>
<p><em>Lo sguardo inatteso</em> è acquistabile in formato <a href="http://www.amazon.it/dp/B0185TC6R2">Kindle su Amazon</a></p>
<p>Si può acquistare in copia fisica presso <a href="http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/204070/lo-sguardo-inatteso/">Ilmiolibro.it</a></p>
<p>Si può ordinare presso qualsiasi negozio <a href="http://www.lafeltrinelli.it/libri/mauro-corso/sguardo-inatteso/9788892303294">LaFeltrinelli</a> (anche andando in un negozio fisico e domandando di ordinarlo. Potrebbero fare storie, ma basta insistere educatamente)</p>
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		<title>Come nasce un romanzo: Lo sguardo inatteso &#8211; 2</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jan 2016 11:27:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Proseguiamo nel nostro percorso su come è nato Lo sguardo inatteso, non perché questo sia il paradigma della nascita del romanzo perfetto o (tantomeno) di un&#8217;opera &#8220;letteraria&#8221;, ma per entrare meglio nel processo creativo. Nell&#8217;articolo precedente siamo arrivati appena a concepire l&#8217;idea di intraprendere un cammino verso la stesura del romanzo,  ma non siamo arrivati <a class="moretag" href="https://www.maurocorso.it/scrittura/come-nasce-un-romanzo-lo-sguardo-inatteso-2/">continua..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2015/12/LSI-kindle.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1023" title="LSI-kindle" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2015/12/LSI-kindle-222x300.jpg" alt="" width="222" height="300" /></a>Proseguiamo nel nostro percorso su come è nato Lo sguardo inatteso, non perché questo sia il paradigma della nascita del romanzo perfetto o (tantomeno) di un&#8217;opera &#8220;letteraria&#8221;, ma per entrare meglio nel processo creativo. <a title="Lo sguardo inatteso - 1" href="http://www.maurocorso.it/scrittura/come-nasce-un-romanzo-lo-sguardo-inatteso-1/" target="_blank">Nell&#8217;articolo precedente</a> siamo arrivati appena a concepire l&#8217;idea di intraprendere un cammino verso la stesura del romanzo,  ma non siamo arrivati a dire cosa sia questo romanzo, di cosa parli, quali siano i personaggi, le loro azioni, i loro conflitti, insomma i loro pathos. In altre parole non ci siamo fatti una sola domanda. Qui è la chiave di questo articoletto: per iniziare un romanzo bisogna farsi cento domande. Avevo già accennato alla solitudine dello scrittore o della scrittrice, e di come questi siano costretti a risolversi i problemi &#8211; tutti molto concreti &#8211; di scrittura nel più completo isolamento. Un vecchio adagio consiglia di non rivelare un&#8217;idea per un romanzo nemmeno al parente più stretto, perché un&#8217;idea è il bene più prezioso. Non importa che l&#8217;idea sia buona o cattiva, perché non esistono di per sé idee cattive, anche se il loro sviluppo può esserlo. In un mondo perfetto il furto di idee non dovrebbe avere diritto di cittadinanza, ma purtroppo il mondo in cui viviamo perfetto non è, quindi  meglio stare sempre con gli occhi <span id="more-1039"></span> bene aperti.</p>
<p>Questo non vuol dire che non si possa sviluppare un&#8217;idea in un team o anche solo in coppia. Il lavoro di squadra mi è capitato soprattutto in ambito teatrale, in modo particolare per la preparazione dei saggi di fine anno al Nuovo Teatro San Paolo, ed è un processo molto interessante, anche perché si parte da dati molto concreti: quanti sono i partecipanti al laboratorio, quanti maschi, quante femmine e la loro distribuzione per età. Spesso è complicato scegliere un testo già edito perché in generale gli uomini sono sempre pochi e la maggior parte dei testi teatrali hanno personaggi prevalentemente maschili (e qui si potrebbe aprire una riflessione molto interessante), e di conseguenza è molto più semplice produrre un testo nuovo. La lavorazione procede per &#8220;brainstorming&#8221; (letteralmente &#8220;tempesta di cervelli&#8221;) e ognuno produce una o più idee che vengono discusse. Alcune sono bocciate immediatamente, altre vengono prese in considerazione e talvolta salta subito fuori quell&#8217;idea su cui si andrà effettivamente a lavorare. Una volta arrivati all&#8217;idea (per la quale può essere necessario un periodo di &#8220;riflessione&#8221; o di studio ulteriore da parte del team), si arriva alla stesura di uno schema di lavoro. In pratica, e a meno che non si scelga un adattamento di un testo già esistente, si articola l&#8217;idea in scene in cui si decide più o meno l&#8217;azione, e ciascun componente della squadra si prende in carico una o più scene per il lavoro individuale. La volta successiva le scene preparate (ciascuna da una sola persona) sono lette, commentate e messe a punto. Alla fine si arriva a una &#8220;chiusura&#8221;, a cura di un revisore finale che rende il testo più &#8220;compatto&#8221; in termini linguistici e di contenuto.</p>
<p>Naturalmente la preparazione di un testo teatrale è molto diversa rispetto alla stesura di un romanzo. Non &#8220;più complessa&#8221; o &#8220;più facile&#8221;, si badi bene, ma semplicemente diversa. Ci può essere meno libertà (considerando i dati di partenza: gli attori), ma questa concretezza di base può essere un aiuto rispetto all&#8217;illimitata libertà di un romanzo (luoghi, personaggi, situazioni, &#8220;scene&#8221; e &#8220;costumi&#8221;). Il procedimento iniziale può tuttavia essere simile. In poche parole, si segue una linea narrativa, con un abbozzo dei personaggi e del loro sviluppo (o del loro non sviluppo: come nella vita vera alcune persone non cambiano).</p>
<p>Così sono nati i primi elementi di Dafne, di Kendra (che è un&#8217;idea totalmente di Irma, io non c&#8217;entro praticamente niente), di Akira Nishida e di tutti gli altri personaggi più o meno importanti, i loro ambienti di riferimento e le loro professioni: da semplici domande. Chi sono? Che aspetto hanno? Cosa fanno, cosa sperano di ottenere? Questo è il potere delle domande, e da una domanda nascono mondi. Per uno scrittore la capacità di farsi domande è fondamentale e lo può portare davvero lontano. Cosa fare però di tutti gli elementi, che possono sembrare anche casuali, che sono nati da queste domande? Questo è l&#8217;argomento del prossimo capitolo nel nostro viaggio all&#8217;interno de <em>Lo sguardo inatteso</em>.</p>
<p><em>Lo sguardo inatteso</em> è acquistabile in formato <a href="http://www.amazon.it/dp/B0185TC6R2">Kindle su Amazon</a></p>
<p>Si può acquistare in copia fisica presso <a href="http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/204070/lo-sguardo-inatteso/">Ilmiolibro.it</a></p>
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		<title>Come nasce un romanzo: Lo sguardo inatteso &#8211; 1</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2015 12:03:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un giorno a teatro, alla fine delle prove della Trilogia del sangue, Francesco (attore della compagnia Dupla Carga), mi ha fatto qualche domanda su Lo sguardo inatteso. Ho sempre difficoltà a parlare dei miei libri. Non so bene perché. Forse ho paura di non riuscire a trasmettere nella maniera migliore tutto quello che è importante <a class="moretag" href="https://www.maurocorso.it/scrittura/come-nasce-un-romanzo-lo-sguardo-inatteso-1/">continua..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2015/12/LSI-kindle.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1023" title="LSI-kindle" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2015/12/LSI-kindle-222x300.jpg" alt="" width="222" height="300" /></a>Un giorno a teatro, alla fine delle prove della Trilogia del sangue, Francesco (attore della compagnia Dupla Carga), mi ha fatto qualche domanda su <em>Lo sguardo inatteso</em>. Ho sempre difficoltà a parlare dei miei libri. Non so bene perché. Forse ho paura di non riuscire a trasmettere nella maniera migliore tutto quello che è importante per me. Forse perché in fondo e tutto nel libro e non ho davvero bisogno di aggiungere qualcosa. Forse perché ho paura di rispondere in modo molto vago, cosa che poi regolarmente accade. Alla fine metto insieme qualche frase, più o meno sconnessa, più o meno sensata, con la consapevolezza di non aver reso un buon servizio a <em>Lo sguardo inatteso</em>. Questo libro però è diverso, nel senso che non è nato solo dalla mia immaginazione. Al limite il mio merito (se di merito si tratta) è stato quello di mettere insieme un po&#8217; di pezzi. Il romanzo è nato da una ideazione di coppia, di Irma e mia, da una serie di interrogativi che ci siamo posti e da una serie di soluzioni che abbiamo trovato insieme nella fase di progettazione.</p>
<p>Ritornando al tema iniziale, mi sono sempre chiesto come i miei scrittori preferiti si mettevano al lavoro, <span id="more-1022"></span> in quale ambiente scrivevano, come organizzavano la loro giornata. Non sono informazioni misteriose o impossibili da reperire: per molti autori si può scoprire facilmente come scandivano le loro giornate lavorative con la scrittura. Nel caso di alcuni, come Tolstoj o Dostoevskij, si possono anche leggere i loro appunti preparatori, poche righe che descrivevano un personaggio o un&#8217;azione, oppure un&#8217;embrionale divisione in capitoli per avere ben chiara l&#8217;idea di quello che avrebbero fatto. Eppure, nonostante la disponibilità di informazioni, mi rimane sempre l&#8217;idea che ci sia qualcosa di non detto, qualcosa che sfugge alle parole o alla descrizione di un processo. Certo, quando ci si trova davanti alla sfida di scrivere, ci si trova da soli con se stessi. Forse scrivere è il lavoro più solitario del mondo, come scalare una montagna con l&#8217;attrezzatura che ci siamo portati appresso: anche se la tecnica ci sostiene, non si può mai avere la certezza di arrivare in cima o di non perdersi. Scrivere vuol dire anche smuovere il proprio subconscio, e non è detto che quello che viene su sia sempre bello. Ora non sto parlando di quelle cose carine che vanno sotto il nome di ispirazione, momento di grazia o altre cose del genere. Queste sono solo coincidenze. Se uno scrittore dovesse scrivere solo quando è ispirato non scriverebbe quasi mai. Scrivere è un&#8217;attività che bisogna fare tutti i giorni,  con coraggio e costanza, perché cedere alle voci interne che ti dicono di smettere o di fare qualcos&#8217;altro è davvero molto semplice e, giorno dopo giorno, sempre più facile e attraente.</p>
<p>Mentre giungevo al completamento del romanzo, mi sono reso conto che forse potevo iniziare a dare una risposta a queste domande che si affollavano nella mia testa, quelle sull&#8217;attività quotidiana dello scrittore. Arrivare alla conclusione di un romanzo, ancora una volta al di là  di valutazioni come bello brutto, valido e così via, vuol dire essere entrati in un processo, aver percorso ogni tappa ed essere giunti alla conclusione. La metafora del viaggio è abusata &#8211; è vero -, ma illustra egregiamente un metodo di lavoro che non può che procedere per piccole mete quotidiane. Non è poesia: è una questione di sopravvivenza. Immaginiamo di progettare un viaggio, stabilendo un punto di partenza e un punto di arrivo, e di percorrere con la fantasia ogni singola tappa in ogni suo dettaglio minuzioso. Arriveremmo alla pazzia. Allo stesso modo, nella stesura di un libro procedere per tappe, capitolo per capitolo, pagina per pagina, parola per parola è necessario. Quello che spaventa di più nell&#8217;intraprendere l&#8217;impresa di scrivere un romanzo, è vederlo fin dall&#8217;inizio come un prodotto finito. È come vedere una montagna dal basso: l&#8217;idea di scalarla vedendola nella sua interezza è scoraggiante, fa paura. Avvicinandosi, invece, si scopre che ci sono sentieri, pendii più dolci di quello che si pensava e tratti impegnativi ma resi più semplici da chi ci ha preceduto. Magari ci saranno dei punti difficili, che ci faranno impazzire, ma allora verrà in soccorso la nostra intelligenza. A volte penseremo di non essere pronti, e ce ne andremo. La montagna sarà sempre là ad aspettarci, se decideremo di tornarci.</p>
<p>Con questo siamo arrivati alla prima tappa: accettare di essere pronti e in grado di scrivere un romanzo. Il primo passaggio è l&#8217;accettazione all&#8217;interno della nostra mente. Anche solo dicendo a se stessi: sì che ce la posso fare.</p>
<p><em>Lo sguardo inatteso</em> è acquistabile in formato <a href="http://www.amazon.it/dp/B0185TC6R2">Kindle su Amazon</a></p>
<p>Si può acquistare in copia fisica presso <a href="http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/204070/lo-sguardo-inatteso/">Ilmiolibro.it</a></p>
<p>Si può ordinare presso qualsiasi negozio <a href="http://www.lafeltrinelli.it/libri/mauro-corso/sguardo-inatteso/9788892303294">LaFeltrinelli</a> (anche andando in un negozio fisico e domandando di ordinarlo. Potrebbero fare storie, ma basta insistere educatamente)</p>
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		<title>Salento Rock &#8211; Andati via senza salutare</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2015 17:18:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In un precedente articolo avevo parlato di chi sia uno scrittore, chiudendo con una considerazione semplice: uno scrittore è colui che scrive. In questo articolo-recensione amplio il discorso, non tanto per delimitare il campo d&#8217;azione di chi pratica la scrittura, quanto per aggiungere un tassello. Con il passare del tempo mi sto accorgendo che la scrittura richiede <a class="moretag" href="https://www.maurocorso.it/scrittura/salento-rock-andati-via-senza-salutare/">continua..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2015/12/salento_rocl.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1012" title="salento_rock" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2015/12/salento_rocl-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>In un <a title="Chi può definirsi scrittore?" href="http://www.maurocorso.it/scrittura/chi-puo-definirsi-scrittore/" target="_blank">precedente articolo</a> avevo parlato di chi sia uno scrittore, chiudendo con una considerazione semplice: uno scrittore è colui che scrive. In questo articolo-recensione amplio il discorso, non tanto per delimitare il campo d&#8217;azione di chi pratica la scrittura, quanto per aggiungere un tassello. Con il passare del tempo mi sto accorgendo che la scrittura richiede semplicità. Quando ero adolescente amavo usare paroloni, immergermi in uno stile ampolloso e fiorito, e forse era una fase di sperimentazione che andava bene nella mia vita. Adesso invece la chiarezza sta prendendo il sopravvento. Ecco dunque il tassello successivo: chi scrive risponde a un&#8217;urgenza.</p>
<p>Apprezzo molto semplicità e urgenza, e mi sembra che siano due parole che descrivono molto bene Salento Rock &#8211; Andati via senza salutare. Mi sono avvicinato a questo romanzo per una coincidenza, anzi per una serie di coincidenze: la musica di Umberto Papadia, il fatto che Simon Tonico <span id="more-1011"></span> si sarebbe occupato della lettura drammatica durante una presentazione romana di questo libro&#8230; insomma, alla fine della presentazione avevo una certezza: la certezza di dover leggere questo libro. E così è stato: un terzo del libro è partito in meno di 24 ore e il resto è trascorso in poco meno di una settimana. All&#8217;inizio mi sono lasciato trarre in inganno, anche per l&#8217;articolazione particolare dei capitoli, e ho pensato di trovarmi di fronte a una raccolta di racconti. Niente di più sbagliato: Salento Rock è un vero e proprio romanzo, il manifesto di una generazione di Galatina in quel punto di passaggio critico tra gli anni &#8217;80 e li anni &#8217;90. Passaggio critico per la città in provincia di Lecce (ma non solo) per l&#8217;arrivo dell&#8217;eroina e del virus dell&#8217;HIV e per l&#8217;enorme impatto su tutti coloro che in quegli anni avevano tra i venti e i quarant&#8217;anni. Secondo una statistica riportata dall&#8217;autrice, l&#8217;11 per cento di chi apparteneva a questa fascia di età faceva uso di eroina, e di conseguenza era molto difficile che un giovane in quegli anni non avesse nella cerchia delle proprie conoscenza qualcuno o qualcuna dipendente da questa sostanza. Luisa, un&#8217;amica di mia madre che ha insegnato per tanti anni, mi ha sempre detto una frase che mi ha colpito: nel corso dei suoi anni di insegnamento ha sempre notato che quando i giovani iniziavano a risvegliarsi, iniziavano a circolare più stupefacenti. Non se sia vero, e non voglio agitare fantomatici complotti, ma non posso fare a meno di chiedermi: e se non fosse circolata? Chi sarebbero oggi quei giovani andati via senza salutare?</p>
<p>Francesca racconta rielaborando fatti, sensazioni, ricordi, statistiche che non sono mai freddi numeri, con uno stile semplice e tagliente. Le prime pagine mi hanno ricordato, nella loro crudezza, alcuni passaggi di Christiane F. nell&#8217;ingenuità con cui i protagonisti di Salento Rock si avvicinano al &#8220;gioco&#8221; mortale dell&#8217;eroina. C&#8217;è anche la stessa passione per la musica, ma i paragoni si fermano qui. Galatina non è la Berlino Ovest dei primi anni &#8217;80, la provincia di Lecce non è una città divisa e diversa da tutte le altre. La specificità della città che fa da sfondo a una generazione ferita è presente in ogni pagina, nella commistione tra sacro e profano, tra antiche tradizioni e disagi moderni, tra la voglia di scappare e la &#8220;malattia&#8221; di dover tornare a tutti i costi. <em>Should I stay or should I go?</em></p>
<p>Quello che mi ha colpito, e che ho apprezzato, è la diversità degli stili di questo romanzo, crudo &#8211; certo -, ma anche sognante, ironico, poetico e militante, in un&#8217;apparente complessità che in realtà è il cuore della vita stessa, una vita fatta di amore e di sofferenze, di voglia di vivere, di fuggire e di restare ma anche una vita costellata da tante, troppe morti. Persone che però hanno vissuto, ciascuna con una propria storia, con una propria specificità, una propria bellezza che ancora oggi vuole essere raccontata, anche se trasfigurata con i mezzi propri della letteratura.</p>
<p>Non ho alcuna difficoltà a dire che Salento Rock sia uno dei romanzi più straordinari che abbia letto nel 2015, che mi ha tenuto incollato pagina dopo pagina, e non posso che consigliarlo caldamente.</p>
<p>Disponibile:</p>
<p>Nella <a href="https://www.facebook.com/Libreria-Fabula-167273583321130/">libreria Fabula</a> di Galatina</p>
<p>Dal sito dell&#8217;editore.</p>
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		<title>Chi può definirsi scrittore?</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2015 10:02:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche tempo fa mi è capitato di leggere un commento su Facebook (i commenti su Facebook&#8230; the horror&#8230; the horror&#8230;). Non ricostruisco l&#8217;intera vicenda perché non è molto interessante: queste vicende di battibecchi su Facebook non sono mai particolarmente edificanti, basti dire che metteva in dubbio la possibilità di definire &#8220;scrittore&#8221; chi era ricorso alla <a class="moretag" href="https://www.maurocorso.it/scrittura/chi-puo-definirsi-scrittore/">continua..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2015/12/Lobo.jpg"><img class="alignleft  wp-image-998" title="Lobo" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2015/12/Lobo-680x1024.jpg" alt="" width="286" height="430" /></a>Qualche tempo fa mi è capitato di leggere un commento su Facebook (i commenti su Facebook&#8230; the horror&#8230; the horror&#8230;). Non ricostruisco l&#8217;intera vicenda perché non è molto interessante: queste vicende di battibecchi su Facebook non sono mai particolarmente edificanti, basti dire che metteva in dubbio la possibilità di definire &#8220;scrittore&#8221; chi era ricorso alla autopubblicazione (senza sapere effettivamente nulla sulla qualità dello scritto in questione). Il punto è: chi è uno scrittore?</p>
<p>Viviamo in uno strano paese. L&#8217;Italia è la terra delle gilde e delle corporazioni, per cui qualunque professione è un titolo onorifico prima di essere un termine che illustra un&#8217;attività. Fortunatamente non esiste un albo professionale degli scrittori (mentre ahimé, esiste un ordine dei giornalisti). Eppure la parola &#8220;scrittore&#8221; resta una parola tabù, un&#8217;insegna da guardare con grande rispetto ed estrema riverenza, come una spilletta che solo in pochi si possono appuntare sulla giacca senza suscitare la riprovazione di grandi e piccini.</p>
<p>Bisognerebbe ricordare tuttavia, che &#8220;scrittore&#8221;, tecnicamente è solo una parola che denota un&#8217;attività. La parola scrittore non dice nulla sulla qualità di uno scritto. In altre parole (e sento un certo disagio a dire un concetto così banale) scrittore è chi scrive. Sembrerebbe lapalissiano. Invece anche questa semplice affermazione risulta problematica. <span id="more-997"></span></p>
<p>Dopo la fine della seconda guerra mondiale, esiste il fenomeno degli &#8220;scrittori che non scrivono&#8221;, per lo più ebrei (ma soprattuto ebree) sopravvissuti alla Shoah che rielaborano continuamente i fatti di cui sono stati testimoni, ma che non riescono a mettere le parole sulla carta. Alcuni scrivono cinque, dieci, venti anni dopo. Pensano continuamente a scrivere, ma non scrivono. Poi alla fine scrivono. Si può dire che non siano stati scrittori?</p>
<p>Poi è esistito (e credo esista ancora) il fenomeno degli scrittori che non pubblicano. Era un fenomeno molto diffuso nei paesi dell&#8217;ex blocco sovietico, tanto che in polacco esisteva la frase &#8220;pisac do szuflady&#8221;, cioè scrivere per il cassetto, come se quest&#8217;ultimo fosse l&#8217;unico destinatario possibile di scritti altrimenti proibiti. A volte un manoscritto restava davvero in un cassetto. A volte trovava una piccola distribuzione clandestina, molto spesso sotto pseudonimo. A volte si scriveva solo per soddisfare un bisogno, per trovare uno sfogo, per avere un dialogo con se stessi su argomenti di cui non si poteva parlare.</p>
<p>Forse, si potrebbe obiettare, uno scrittore è chi vive della propria scrittura. Qui la questione si fa tosta, perché lo scrittore di professione inizia a diffondersi solo dal XIX secolo. Prima la scrittura non è una professione, ma un hobby per le classi più agiate. Se prendessimo questo come parametro di riferimento, dovremmo dichiarare che Dostoevskij era sì uno scrittore perché viveva della propria scrittura, mentre invece Tolstoj non lo era senz&#8217;altro, visto che era essenzialmente un nobile con ampi possedimenti. Anche ai giorni nostri gli scrittori che hanno un &#8220;lavoro principale&#8221; sono davvero tanti, e forse sarebbe sbrigativo definirli &#8220;hobbisti&#8221;.</p>
<p>Poi si apre la questione della casa editrice. Forse è scrittore solo chi è selezionato e supportato (per non dire sopportato) da una casa editrice. Il problema da qui si ramifica: quale casa editrice? Chi scrive per una piccola casa editrice è uno scrittore con la &#8220;S&#8221; maiuscola? Esiste una gerarchia editoriale? Da quale punto della classifica in su ci si può definire scrittori? Da questo momento si può andare avanti di limitazione in limitazione, circoscrivendo e precisando sempre di più cosa caratterizza uno &#8220;scrittore&#8221; da un &#8220;non scrittore&#8221;, fino a giungere a un ideale empireo della scrittura in cui resta una manciata di eletti baciati dall&#8217;ispirazione divina. Arriviamo ora al dunque: chi si pubblica da sé, è davvero uno scrittore? Supponiamo che non lo sia. In questo caso saremmo costretti a definire &#8220;non scrittori&#8221; Edgar Allan Poe, Mark Twain, Walt Whitman, Marcel Proust, James Joyce, Gertrude Stein&#8230; ripeto: pubblicare da sé o tramite casa editrice più o meno blasonata, non è di per se un indicatore della qualità della scrittura. Del resto molto spesso gli editori, che partono da considerazioni commerciali, non hanno molto &#8220;naso&#8221; per&#8230; gli affari. Basti pensare ai 12 (dodici!) editori che hanno rifiutato J. K. Rowling, la &#8220;mamma&#8221; di Harry Potter.</p>
<p>Non tutti quelli che scrivono hanno la potenzialità di mutare la propria opera in un successo commerciale o, tantomeno, in un capolavoro della letteratura. C&#8217;è qualcosa che unisce tutti quelli che scrivono: il bisogno di raccontare una storia. Storie personali, storie, inventate, storie necessarie, storie vere o false ma pur sempre storie. Storie che potrebbero trovare occhi pronti a leggerle o che potrebbero cadere nel dimenticatoio. Magari per essere riscoperte in futuro, troppo all&#8217;avanguardia per i tempi bui in cui sono state scritte.</p>
<p><a href="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2015/12/giphy.gif"><img class="size-full wp-image-1003 aligncenter" title="Annie Hall" src="http://www.maurocorso.it/wp-content/uploads/2015/12/giphy.gif" alt="" width="500" height="281" /></a></p>
<p>In <em>Io e Annie</em> Woody Allen parafrasava un modo di dire, completandolo: &#8220;chi sa fa, chi non sa insegna, chi non sa insegnare insegna educazione fisica&#8230; e chi non sapeva neanche insegnare educazione fisica veniva alla mia scuola&#8221;. Lobo (il personaggio a fumetti della DC Comics in cima a questo articolo, noto per violenza e irriverenza) dal canto suo rielaborava in &#8220;chi sa fa, chi non sa insegna, e chi non sa insegnare fa il fottuto critico. Togliamo le parole dai paradisi dorati e riportiamole sulla terra: chi sa fa, chi scrive è uno scrittore. Buono, cattivo, mediocre, ma soprattutto qualcuno che &#8220;fa&#8221;. Continua a fare scrittore, quello è tuo fine più alto.</p>
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		<title>Il Recupero del silenzio in versione Kindle</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Nov 2014 10:09:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Finalmente esce in formato Kindle &#8220;Il recupero del silenzio&#8221;. Per me questo è un momento molto importante, perché in un momento in cui l&#8217;editoria si dibatte per distribuire i libri e le offerte nelle librerie sono così ampie e variegate da lasciare spazio solo ai grandi titoli, la distribuzione elettronica riesce a ritagliarsi qualche nicchia <a class="moretag" href="https://www.maurocorso.it/scrittura/il-recupero-del-silenzio-in-versione-kindle/">continua..</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe style="width: 120px; height: 240px;" src="http://rcm-eu.amazon-adsystem.com/e/cm?lt1=_blank&amp;bc1=000000&amp;IS2=1&amp;bg1=080808&amp;fc1=F18E0B&amp;lc1=D1B61A&amp;t=maurocorsoit-21&amp;o=29&amp;p=8&amp;l=as1&amp;m=amazon&amp;f=ifr&amp;ref=qf_sp_asin_til&amp;asins=B00P8D24QC" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" align="left" width="320" height="240"></iframe>Finalmente esce in formato Kindle &#8220;Il recupero del silenzio&#8221;. Per me questo è un momento molto importante, perché in un momento in cui l&#8217;editoria si dibatte per distribuire i libri e le offerte nelle librerie sono così ampie e variegate da lasciare spazio solo ai grandi titoli, la distribuzione elettronica riesce a ritagliarsi qualche nicchia in più. E&#8217; pur vero che nulla può battere la qualità materiale di un libro di carta, con la sua bella copertina semi rigida (e la copertina di questo libro è davvero bella!), ma nel reparto dell&#8217;editoria digitale sta accadendo qualcosa. Forse è azzardato parlare di rivoluzione o di pari opportunità per tutti i libri, ma di sicuro si può parlare di pari accesso per tutti. Si può trovare tutto immediatamente, senza sudare e senza attendere troppo. Tutto è disponibile subito nel proprio &#8220;device&#8221;, sia esso telefono, tablet, computer o lettore con inchiostro elettronico. Non è la stessa cosa, lo ripeto fino allo sfinimento per i bibliofili dei libri &#8220;materiali&#8221;, l&#8217;impaginazione e lo scorrimento del testo non sono sempre ottimali, ma in questi casi il contenuto è più importante della forma. <span id="more-975"></span></p>
<p>Ora veniamo a questo libro. Si può parlare di un progetto personale, nato nell&#8217;estate del 2011 e sviluppato nel corso di un anno. Una sorta di conversazione interiore per trovare una forma di pace in questo mondo confuso e rumoroso in cui viviamo, che non cerca risposte, ma non smette mai di fare domande. Per provocare, per spronare, per cercare accordo o opposizione, in un atmosfera intima non solo per chi scrive, ma soprattutto per chi legge. Questo libro è davvero un modo per parlare con me, magari di argomenti per cui avrei davvero difficoltà a parlare ad alta voce. Un libro difficile da definire e da categorizzare: non è un saggio, è autobiografico ma lascia spazio a riflessioni, non è un libro di autoterapia e di sicuro non è un libro di psicologia. Forse il modo migliore per definirlo è come testimonianza, un genere molto prolifico in altre epoche e in altre forme, come ad esempio nel genere epistolare. &#8220;Difficile est propria communia dicere&#8221;, scriveva Orazio, e in fondo si può dire che quanto più un libro sembra semplice e scorrevole, soprattutto nel parlare di se stessi, più grande è stato il lavoro per limare, smussare tagliare e rendere comprensibile agli altri quello che molto spesso è difficilmente comunicabile anche a se stessi</p>
<p>Per acquistare il libro su Amazon è sufficiente cliccare sul link in altro a sinistra</p>
<p>&nbsp;</p>
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