Questo sito è dedicato allo sviluppo e alla pratica della scrittura creativa in tutte le sue forme e comprende l’analisi critica di vari mezzi espressivi, dalla narrativa alla musica, dal cinema al teatro, passando per altre forme che fin troppo spesso sono considerate minori: la televisione e il fumetto.

RECENSIONI   /   musica   /   E’ uscito Lilikoi il nuovo disco di Jontom

(mercoledì, 16 gennaio 2013)

Quando ascolto Jontom mi sento orgoglioso del mio paese. Ok, ora che ho la vostra attenzione vi spiego il perché. Viviamo in una società e in un epoca in cui essere artisti è quasi sempre un secondo lavoro, un hobby, un’attività incidentale che non deve mai pesare sull’impiego principale. E così abbiamo scrittori-postini, attori-impiegati del catasto e pittori-web designer. Non deve essere così. L’arte richiede impegno, dedizione e tempo. Jontom con il suo esempio mi dimostra che questo, nel nostro paese, è possibile. Basta crederci e non smettere mai.Per questo un capitolo del mio libro di prossima uscita, “Il recupero del silenzio”, è dedicato a lui.

Di Jontom avevo già scritto una recensione di un altro disco, “I need you both”, e del suo libro di memorie come ukulelista professionista, “No è un ukulele”. Un ottimo libro motivazionale, uno di quei libri che ti ispirano.

E ora ci troviamo di fronte a Lilikoi, un disco che viene distribuito da Jontom in formato Freemium. Il formato Freemium è molto semplice: un prodotto viene offerto gratuitamente nella forma base, se volete un servizio in più, potete pagare. Nella fattispecie, se volete il disco in formato mp3, lo potete scaricare direttamente qui. Se il disco vi piace o se volete averlo in formato lossless, al massimo della qualità audio possibile, potete comprarlo allo stesso link.

Adesso veniamo al disco. In generale le buone pratiche musicali consigliano di fare dischi uniti da un filo conduttore che può essere da un semplice genere fino a una storia ben definita,  o quanto meno da un atmosfera (questo l’esempio del “concept album”, vedi “Dark side of the moon”). In questo caso a legare i pezzi di questo album, con coraggio e una buona dose di sana spavalderia, sono lo stesso Jontom e il suo ukulele. E allora la regola della coesione estrema salta: qui stiamo su un piano completamente diverso, su un piano personale, ma anche sul piano di un manifesto artistico. Parliamoci chiaro: se vi capita di andare per festival dell’ukulele, prima o poi vi verrà il dubbio che lo strumento a quattro corde serva solo per accompagnarsi su “Ukulele Lady” e “Ain’t she sweet”. Una volta l’ho pensato davvero pesantemente.

C’è molto di più dentro a un ukulele, e Jontom ce lo ricorda con 18 pezzi belli tesi che ripercorrono tutte le sue preferenze, e non soltanto musicali. Possiamo trovare un bellissimo brano dedicato all’ “Ice truck killer” a metà tra la ballata e il recitativo alla Lou Reed (Jontom ama molto Dexter, questo si sa).  C’è un omaggio ai Cylon di Battlestar Galactica, ma anche il tema di Forrest Gump, “Moon river”, “Pinocchio” con un piccolo “twist” a sorpresa alla fine. Senza contare il John Marston di “Red Dead Redemption”. Tutte eseguite con un tocco personale e immediatamente riconoscibile, il tocco di JT che tutti gli ukulelisti conoscono (e anche invidiano, ammettendolo o no).

Mio highlight personale è “Hey Jo”, che inizia come la cover di Jimi Hendrix dei Body Count, ma poi ti sorprende con un inaspettato medley con “Wish you were here”. E’ su cose come queste che capisci che genio e sana follia devono mescolarsi per darti qualcosa di grande.

Da notare l’intervento di Jeff Peterson sulla traccia numero 3, con il suo stile basato sulla “slack key“, un fingerstyle basato su un’accordatura open (e sono anche convinto di aver scritto una cosa dotata di senso compiuto).

Nelle tracce “romanesche”, e cioè  la “Società dei magnaccioni” e “Tanto pe’ canta”, nonché nel classico “Gastone” possiamo gustare l’intervento di Gabriele Linari.

Fra le altre canzoni che amo molto, una bella versione strumentale di “Rimmel” e “Umida” una canzone che ti fa venire voglia di ascoltarla mentre guidi. Non c’era finale migliore della title track, Lilikoi.

Un disco pieno da scoppiare in quei 46 minuti così fitti di musica, ricordi, personali e collettivi, impressioni a cui ciascuno si può ricollegare a proprio modo, perché alla fine l’ascolto della musica è sempre una conversazione a due. Solo se si spende un po’ di tempo ad ascoltarla la musica e non semplicemente a sentirla. E visto che la distribuzione base di questo disco è GRATUITA non ci sono davvero scuse per non ascoltare. Tanto vale farlo con cura e con un pizzico di amore.

Condividi condividi su Del.icio.us condividi su Digg


 

RISPONDI


1 + 5 =

RECENSIONI PRECEDENTI

notizie cinema teatro musica scrittura