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RECENSIONI   /   cinema   /   Recensione: Girlfriend in a coma

(mercoledì, 20 febbraio 2013)

Girlfriend in a coma è un documentario di Annalisa Piras basato su una serie di considerazioni di Bill Emmott sull’Italia. Emmott è stato direttore dell’Economist ed è sempre stato molto critico nei confronti di Berlusconi, fino ad essere portato in giudizio per diffamazione per averlo definito “inadatto a governare”.

Per questa ragione è piuttosto chiaro il taglio di questa pellicola, peraltro confermato dalle personalità che intervengono. Sono più o meno le solite: Marco Travaglio, Roberto Saviano, Nanni Moretti, Mario Monti, Toni Servillo, c’è un breve intervento di Beppe Grillo (in cui però non parla di politica interna ma di emigrazione), e così via.

Ho la sensazione che questo film sia stato oggetto di particolare attenzione dopo il rifiuto del Ministero della cultura di proiettarlo al MAXXI in periodo elettorale. In realtà è evidente che un documentario di questo tipo non è in grado di spostare nemmeno un voto. Chi lo guarda è già un “convertito”, cioè è già convinto che tutti i mali dell’Italia di oggi vengono dai governi Berlusconi. L’unica critica che viene fatta alla sinistra sono legati alla mancata volontà di regolare di conflitto di interessi, ma non viene detto nulla delle responsabilità dei governi di sinistra in materia di economia o di pubblica istruzione (solo per dirne un paio).

Dunque non propone elementi nuovi, chi ha intenzione di votare per la destra, vedendo le solite facce, di sicuro non cambia opinione, chi è già propenso a votare un partito di sinistra troverà solo conferme per le sue peggiori paure. E’ difficile che gli indecisi trovino elementi nuovi o rivelatori: gli argomenti di Emmott sono già arcinoti in Italia e viene da pensare che siano destinate al pubblico europeo.

Quello che manca a Girlfriend in a coma è un’analisi di largo respiro, vengono presentati dati di declino e una serie di situazioni, come la fuga dei cervelli, il voto di scambio, la criminalità organizzata, ma c’è mai una vera e propria sintesi o un confronto organico con altri paesi d’Europa.

Per certi versi sembra di assistere più che altro a uno sfogo personale, appassionato, certo, ma che non offre reali soluzioni al di là della sola denuncia.

Al di là dei meriti o delle mancanze di questo film c’è poi un particolare che lo rende insopportabile e volgare. Quando si parla in termini nazionali bisogna stare bene attenti ai simboli che si usano, perché delle scelte superficiali (e sto escludendo volontariamente l’intento criminale) possono dare un’immagine del paese offensiva e del tutto condannabile.

Il documentario è costellato da una serie di sequenze animate (non di particolare pregio) che vedono contrapposti Dante Alighieri e una specie di Pulcinella obeso. Gli effetti di questa contrapposizione sono devastanti sull’immaginario, in particolare se questo prodotto è destinato all’estero. Questo confronto vede contrapposto un Dante, portatore di una cultura alta, a un Pulcinella portatore non tanto di una cultura bassa, ma di una mancanza totale di cultura. Viene contrapposto un Dante elegante e misurato a un Pulcinella rumoroso e violento. La cosa peggiore è che l’opposizione vede un centro nord civile (nonostante Emmott dica di essere stato derubato a Venezia) e un sud arretrato e dominio delle criminalità mafiose. L’idea di un sud che porta verso l’abisso l’Italia è troppo comoda e ideologica per essere presa sul serio, e un’analisi anche solo leggermente più approfondita della situazione del Regno delle due Sicilie prima e dopo l’unità d’Italia forse aprirebbe gli occhi a più di qualcuno (per non parlare delle deportazioni, le violenze e le stragi perpetrate in nome dell’unità e per opera del civile nord).

Forse Emmott dovrebbe studiare meglio la storia dell’Italia meridionale prima di lasciarsi andare a facili metafore che (queste sì) rendono questo film del tutto censurabile dal punto di vista storico e morale.

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