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scrittura   /   Un passo nel buio, un passo nella luce

(martedì, 10 maggio 2016)

Leggere il romanzo scritto da un amico non è mai un’azione semplice, almeno per me. Anche prima di iniziare a posare l’occhio sulla prima riga sono assalito da un dubbio: e se non mi piace, come faccio a dirglielo? Trovo il modo? Mi dimostro impietoso, nascondendomi dietro al fatto per cui, se sono crudele, allora dimostro in pieno la mia amicizia? Oppure, mi limito a non dirgli nulla, a far finta di non aver mai avuto il tempo di leggerlo, nella non tanto segreta speranza che il detto amico se ne dimentichi o che capisca? Naturalmente l’ultima è l’azione più spregevole che si possa compiere (almeno per me e per la mia scala di valori!). C’è un’altra opzione: mentire spudoratamente… purtroppo non posso prenderla in considerazione perché proprio non mi riesce.

Dopo poche righe di Un passo nel buio, un passo nella luce di Alessandro Cimarelli, ho tirato un sospiro di sollievo: tutti i miei timori sono stati spazzati via in un attimo. Se proprio dovessi trovare un’etichetta per un romanzo così particolare (anche nella brevità: sono 66 pagine), lo definirei un piccolo romanzo di formazione, adeguato ai tempi. Se nell’800 per un romanzo di questo genere sarebbero state necessarie molte centinaia di pagine, ai nostri giorni forse è necessario molto meno per arrivare al cuore delle cose. Per fare un paragone medico, forse adesso abbiamo bisogno di dosaggi più elevati e da somministrare in un’unica soluzione. continua..

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