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scrittura   /   Perché scriviamo

(mercoledì, 9 maggio 2012)

Una delle domande più interessanti che si possa fare a uno scrittore è perché scrive. Può sembrare una domanda molto semplice, persino banale però, come diceva la poetessa polacca Wislawa Szymborska, sono le domande più semplici a richiedere risposte più complicate. Una volta mi è capitato di chiedere alla mia classe di scrittura perché scriviamo. Per un curioso fraintendimento, per la verità molto proficuo, la mia domanda è stata intesa come “perché la gente scrive”. Ho avuto le risposte più disparate: la gente scrive per fare soldi, per diventare famosa, per narcisismo, perché pensa (a torto) di avere qualcosa da dire. In un attimo, come per incanto, nelle loro parole era venuto tutto il lato “oscuro” della scrittura, tutte le ragioni per cui non di dovrebbe scrivere. A quel punto ho chiarito il senso della mia domanda. Ho dichiarato cioè di voler sapere, nel concreto, perché ciascuno di loro scrivesse o volesse scrivere (del fenomeno degli “scrittori che non scrivono” parlerò un’altra volta). A questo punto i miei allievi sono entrati in crisi.

Non posso dare loro torto. Non c’è una risposta semplice a questa domanda. Se provi a rivolgere questa domanda a uno scrittore affermato, è molto probabile che in prima battuta ti guardi come se fossi sceso da un altro pianeta. Forse, se è di buon umore, un attimo dopo ti risponderà in maniera misteriosa, ad esempio con un “non lo so” “non ho scelta” “c’è una voce dentro di me che mi impone di scrivere”. Dubito che qualcuno risponda “perché volevo diventare ricco” e non solo perché è una risposta chiaramente “inelegante”, ma anche perché è chiaramente insufficiente, persino per l’autore più commerciale. Un’idea così poco nobile della scrittura è in palese conflitto con l’immagine che uno scrittore ha di sé. Nel momento in cui un autore affermato riesce a darsi questa risposta “perché volevo diventare ricco”, già è arrivato un passo oltre. Della difficoltà (impossibilità?) di fare della scrittura una professione proficua, in realtà ne parlerò un’altra volta, possibilmente in un’intervista a qualche scrittore “vero”.

Ritorniamo al discorso di partenza, perché si scrive. In un altro articolo di qualche tempo fa avevo già parlato della stesura di un diario personale nel XXI secolo. Provo a girare la questione: tu la scriveresti la tua autobiografia? La copertina del libro qui fianco parla proprio della scrittura autobiografica. In questo libro, che vi consiglio con tutto il cuore, si rovescia uno degli assunti più comuni sul perché si scrive. Si può infatti pensare che l’autobiografia sia la forma più alta (più bassa?) di narcisismo. In realtà scrivere la propria vita non ha solo una valenza di testimonianza o una qualità terapeutica, ma risponde a uno dei bisogni fondamentali dell’individuo, il bisogno di raccontarsi. Raccontarsi non è esattamente il raccontare a qualcun altro, ma è proprio il raccontare a se stessi. Quello che ci si può raccontare può essere pensato, e quello che può essere pensato può essere compreso. In altre parole, nel momento in cui esco dal mondo delle preoccupazioni quotidiane e riordino in maniera sistematica i fatti della mia vita, sarà automatico arrivare a una forma di comprensione. Allora è evidente il perché scriviamo. Scriviamo per ricercare la verità, dove l’accento non sta davvero sulla “verità”, ma sulla “ricerca”. La verità in fondo è una bestiolina molto strana: è sempre con noi quando la cerchiamo per ogni dove, ma ci sfugge di mano nell’istante preciso in cui crediamo di averla afferrata.

Duccio Demetrio, autore di “Raccontarsi” è il direttore di una libera università che si occupa esclusivamente di scrittura autobiografica, occupandosi di ricerca e di formazione.

E tu la scriveresti la tua autobiografia?

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2 commenti

  • lucia dipietro
    il 6 gennaio 2013 alle 10:22 ha scritto:

    Gent.mo Mauro
    sono capitata per caso sul tuo Blog, girando e cercando sulla rete qualcosa che mi aiutasse a capire come costruire un monologo.
    Sto seguendo un corso di scrittura creativa, così per caso ho letto, avidamente, quanto Tu generosamente ci regali scrivendo, senza alcun desiderio di ritorno. Grazie
    Ho apprezzato anche la ferma e consapevole difesa della dignità della Donna (commovente quando viene da un Uomo) perchè, intelligentemente, hai capito che in gioco non c’è solo il prestigio di una parte del cielo. La posta in gioco è ben più alta e pericolosa, è la Tolleranza, è il Rispetto di ogni individualità che, da solo, dà il segno del grado di civiltà di un popolo. Grazie per il tuo Pensiero libero, che non hai paura di manifestare. Purtroppo, ce n’è ancora bisogno!
    Se ti farà piacere ti scriverò ancora.
    Lucia Dipietro

  • mauro
    il 6 gennaio 2013 alle 14:34 ha scritto:

    Cara Lucia, ti ringrazio per le tue parole. Ricevere commenti di questo genere dà davvero un senso a quello che faccio e ti assicuro che non lo dico così, tanto per fare. Mi fa piacere che tu segua un laboratorio di scrittura creativa. Scrivere è un’attività spesso solitaria in cui è difficile trovare un riscontro, ed è davvero importante trovarsi in un ambiente sicuro in cui poter condividere idee, spunti, bozze e i nostri scritti in generale. Ultimamente non sto aggiornando questo sito tanto quanto vorrei perché sono nel pieno della stesura di un romanzo, ma ogni tanto mi piace tornare qui e aggiungere qualcosa, cosa che farò quanto prima. Mi farà senza dubbio piacere se ti verrà voglia di scrivere qui qualcosa. A presto.

 

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