Questo sito è dedicato allo sviluppo e alla pratica della scrittura creativa in tutte le sue forme e comprende l’analisi critica di vari mezzi espressivi, dalla narrativa alla musica, dal cinema al teatro, passando per altre forme che fin troppo spesso sono considerate minori: la televisione e il fumetto.

scrittura   /   Intervista a una blogger: A mali estremi, Estrema Riluttanza

(mercoledì, 23 maggio 2012)

Non ci sono molte cose al mondo che danno così tanta libertà come avere un proprio sito. Per quello che mi riguarda ho scritto un po’ ovunque nella mia vita, per siti che mi hanno pagato un po’, molto poco o manco per niente. Su riviste di cinema, di musica, di arti visive, di impianti termoidraulici (non è uno scherzo, l’ho fatto davvero) e di istituzioni. Nella maggior parte dei casi gli articoli mi sono stati richiesti, qualche volta ho proposto qualche pezzo. Altre volte ho proposto un articolo che mi è stato accettato o rifiutato. In qualche caso proprio non ci siamo capiti e dopo un po’ di tempo mi sono sentito dire “ma quell’articolo?” e io “veramente pensavo non lo volessi”. Ma sto andando fuori tema. Da quando scrivo per il mio sito, ho scoperto una libertà che non conoscevo. Posso scrivere di quello che mi pare, tutte le volte che mi pare, senza preoccuparmi di inserzionisti, trend, senso comune o gusti del pubblico. Sì come no. Mi manca solo di mettermi a inseguire i gusti del pubblico nel mio sito. La verità è che finalmente posso scrivere di quello che amo, senza censure o preoccupazioni, e posso intervistare chi mi pare senza sentirmi dire “ma chi vuole leggere un’altra intervista ad Apichapong Veresethakul?”. Se sapete chi è, o siete critici cinematografici da festival, o avete un problema. Grosso. Oggi intervisto “Estrema Riluttanza”, originalissima blogger del sito “A mali estremi estrema riluttanza”.

Come tanti blog dei nostri tempi, “estrema riluttanza” è un diario periodico in cui Estrema Riluttanza racconta la sua realtà dal suo punto di vista. Detto così può sembrare una cosa molto banale e perfino noiosa. Non è così. Penso anzi che dal modo in cui si raccontano fatti banali esca fuori il carattere di uno scrittore e la sua capacità di coinvolgimento nei confronti dei lettori. Tutti possono credere di parlare di quello che succede su Marte e sperare di essere interessanti. Provate a parlare invece di quello che succede sotto casa. Poi vediamo.

Mi sono imbattuto in questo blog quasi per caso, e nel tempo mi sono trovato leggerlo praticamente tutto. Il perché è molto semplice. “A mali estremi…” è davvero divertente. Tutte le volte che lo leggo rido di cuore. Non mi capitava dai tempi del primo Benni, o di Douglas Adams. Voglio citare tre dei miei post preferiti: le considerazioni sulle preoccupanti tendenze pubblicitarie nella sfera dell’intimo femminile; il resoconto di un soggiorno in un albergo polare durante un viaggio di lavoro (l’autrice è traduttrice e interprete); per finire, gli orrori culinari di Buddy Valastro, per giunta per San Valentino. Altri post molto divertenti sono dei piccoli diari di viaggio, in cui viene messo in luce il lato paradossale del trovarsi in un altro luogo, con altre usanze, quasi sempre come pesci fuor d’acqua. Vabbè, leggeteveli e poi ditemi se non ho ragione nel dire che fanno davvero ridere. Io intanto faccio qualche domanda a estrema riluttanza. Solo domande difficili. Così, per vedere come se la cava.

Più che il titolo di un blog, sembra un manifesto programmatico. Da dove nasce l’espressione “a mali estremi estrema riluttanza?

Nasce tutto dal nome che mi sono scelta quando ho aperto la mia pagina facebook; il pensiero che mi venisse a cercare il fratello della cugina del compagno delle medie francamente non mi andava, se ci sono persone che non vedi da vent’anni, un motivo ci sarà! Quindi ho pensato a uno pseudonimo e mi è venuto in mente Estrema Riluttanza (dalla famosa striscia di Charles Schulz), da lì, giocando con le parole, il passo verso il nome del blog è stato breve…

Qual è il tuo rapporto con la scrittura in generale? Ricordi quando hai iniziato a scrivere e perché?

Il primo ricordo che ho sono le cronache che la maestra mi faceva scrivere alle elementari, quei pomeriggi normalissimi diventavano grandi avventure (e alla fine mangiavo sempre qualcosa di buono). Poi è arrivato il trauma delle medie, un tema a scuola in cui dovevo scrivere una favola; l’insegnante mi ha dato un’insufficienza perché nel tema avevo scritto che il protagonista veniva ingoiato da una pantera e dentro la pancia della pantera scopriva un’isola, secondo lei non era logico. Io mi chiedo: ma non me l’avevi detto tu di scrivere una favola?

Poi qualche anno fa mi sono ritrovata a scrivere dei racconti sulla vita segreta delle posate; li ho scritti così, per divertirmi, ed è stato come quando sollevi il tappo per far uscire il vapore della pentola a pressione, adesso devo farlo a intervalli regolari altrimenti scoppio; da lì in poi sono arrivate le favole per i nipoti, qualche breve racconto, e ho iniziato a mettere su facebook la versione adulta delle mie cronache delle elementari.

E ora veniamo alla nascita del blog vero e proprio. Quando lo hai iniziato e cosa ti spinge a mandarlo avanti?

L’idea del blog mi è stata suggerita da qualcuno ma per spiegarmi meglio devo fare una premessa: qualche anno fa, io e il mio compagno stavamo pensando a cosa regalare ai nipoti per natale e mi è venuto in mente che potevamo registrare qualcuna delle loro canzoni preferite (cantate e suonate da noi). “Potevamo” si fa per dire, visto che io ho cantato la mia parte e basta, tutto il resto (arrangiare le canzoni, suonare i vari strumenti, cantare e fare i cori) l’ha fatto lui che è un musicista e ha l’attrezzatura per registrare.

Un paio di anni dopo, mi ha contattato tramite Facebook quello che è a tutti gli effetti il deus ex machina di Stonehand Ex Press, un sito web dedicato alla musica in tutte le sue forme; gli era capitato di sentire una di queste canzoni per bambini su youtube e mi aveva cercato sul web pensando che fossi in qualche gruppo, scoprendo invece la mia pagina facebook e i miei post. Mi ha chiesto di scrivere dei pezzi per il sito e, dopo aver chiarito al di là di ogni possibile dubbio che io di musica non ne ho un’idea, ho accettato e ora pubblico regolarmente i miei post ne L’angolo dell’Estrema Riluttanza. In quell’occasione mi ha anche suggerito di creare un blog dove pubblicare i miei post, in modo che fossero visibili anche al di fuori di facebook.

Questo blog è un bell’impegno ma devo dire che mi ha dato anche molte soddisfazioni, mi piace pensare che qualcuno che magari sta passando un momento difficile o anche solo una brutta giornata, leggendo quello che scrivo possa divertirsi e magari, anche solo per un po’, dimenticare tutto il resto.

La cosa più interessante, secondo me, è la tua capacità di guardare alla realtà in modo diverso, mostrando cose che a prima vista non sono evidenti, ma che sono chiaramente “proprio lì”. Come lo stupore del leone di fronte alla collana della tipa nell’articolo sull’intimo. Hai degli scrittori di riferimento, di qualunque genere, che in fondo hanno proprio questa caratteristica?

Onestamente non so, tra i miei scrittori preferiti ci sono Wodehouse e Tom Sharpe che, ciascuno col suo stile, mi hanno sicuramente influenzata. Ho letto anche alcuni libri di Paolo Nori e mi è capitato in più di un’occasione di finire il libro e sentirmi più leggera, mi sembrava di pesare meno, giuro. Ecco, avere un effetto così su chi mi legge sarebbe meraviglioso.

Molti dei tuoi post sono diari di viaggio, un tipo di scrittura cui sono molto legato. Qual è l’aspetto che ti interessa di più del viaggiare?

Per me che abito in una cittadina di provincia viaggiare significa affrontare il fatto che tante cose che magari ti sembrano scritte sul marmo in realtà sono solo il tuo punto di vista (che in alcuni casi può sembrare addirittura ridicolo se visto da una prospettiva totalmente diversa). E la rivelazione che non solo una tinta di capelli è possibile.

Adesso una piccola provocazione. Cito due passaggi di Millennium people di J. G. Ballard sul turismo. “Tourism is the great soporific. It’s a huge confidence trick, and gives people the dangerous idea that there’s something interesting in their lives”. e ancora “Travel is the last fantasy the 20th century left us, the delusion that going somewhere helps you reinvent yourself”. Cosa ne pensi?

Immagino dipenda dall’approccio al viaggio, io quando viaggio ho bisogno di tempo e per fortuna ho un lavoro che mi permette di assentarmi per qualche settimana senza grossi problemi; in più, il mio inguaribile ottimismo mi porta a pensare che vivrò abbastanza a lungo da tornare in qualsiasi posto mi sia piaciuto, quindi non sento il bisogno di “vedere tutto”; secondo me è proprio quando smetti di correre dietro a una tabella di marcia e ti concedi il lusso di oziare che cominci davvero a “vedere” quello che ti sta intorno. Uno dei viaggi più belli che ricordo è una gita fatta alle superiori: tre giorni in una casa isolata in montagna a non più di un’ora da casa. Tornando alle citazioni, credo che ognuno di noi abbia una vita interessante, se solo trovasse il tempo e la voglia di osservarla da vicino…

Se avessi all’improvviso un anno di tempo da dedicare solo alla scrittura, come lo impiegheresti?

Quando ho letto questa domanda il pensiero è andato immediatamente a una storia che ho scritto qualche anno fa e che sta lì in un cassetto, aspettando che la riprenda in mano. Ma forse sarebbero sufficienti i mesi estivi, un periodo in cui per noi interpreti non c’è mai molto lavoro, vedremo… Però, pensandoci bene, avrei anche un’altra impresa eroica da compiere: imparare a suonare decentemente l’ukulele, al momento so fare solo qualche accordo e strimpello qualche canzone al mio compagno che mi ascolta e soffre in silenzio.

Una mia curiosità personale (che capirò solo io e un altro paio di persone): sei davvero così brava a fare il minestrone?

Mi duole dirlo ma temo si tratti di una licenza poetica…

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5 commenti

  • labelladdormentata
    il 23 maggio 2012 alle 15:08 ha scritto:

    Vorrei che la mia mamma fosse qui….

  • LaFranci
    il 23 maggio 2012 alle 20:45 ha scritto:

    Bella questa intervista!
    Confermo che l’Estrema è sempre stata più un tipo da patatine fritte, che da minestrone.
    Mi aspetto, prima o poi, un post sull’argomento!

  • LaClodia
    il 25 maggio 2012 alle 10:09 ha scritto:

    Che bello che l’Estrema adesso è qui… …
    è a casa che prepara il minestrone…

    Concordo con LaFranci, ho visto l’Estrema estremamante sorridente davanti al museo della patatina a Brugges ed ho faticato a convincerla che l’enorme sacchetto di patatine fritte che stava all’entrata non era in omaggio e comunque non sarebbe stata in grado di farlo passare come bagaglio a mano!

  • mauro
    il 25 maggio 2012 alle 10:38 ha scritto:

    Come vorrei avere sempre commenti di questo genere ai miei articoli. Penso che mi commuoverei ogni giorno come un bambino.

  • Il centesimo post (con Estrema Riluttanza) | Mauro Corso, attore e scrittore
    il 5 marzo 2013 alle 9:00 ha scritto:

    [...] suo nome di penna), che ha un suo blog e scrive di tanto in tanto di musica su Stonehand Ex Press. L'avevo intervistata tempo fa. E' una cosa che faccio quando mi viene l'entusiasmo, chiedo interviste. A me Estrema fa ridere [...]

 

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