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scrittura   /   Scrivere di Cannibalismo

(mercoledì, 4 aprile 2012)

Questo non è uno dei quegli articoli in cui dico (come amo spesso dire) che la scrittura si nutre di noi e di tutto quello che facciamo, di tutto quello che siamo, che amiamo e che ci ispira. Voglio parlare di un romanzo che ho letto negli scorsi giorni, Inside the outside di Martin Lastrapes, che ha come tema proprio il cannibalismo. Il romanzo di Lastrapes è completamente autoprodotto e autopromosso (la casa editrice è la Cannibal Press!),  ed è venduto direttamente da Amazon in formato cartaceo ed elettronico.

Lastrapes ci porta in una comunità segreta di sua invenzione, celata nelle fitte foreste della California. La storia è ambientata ai giorni nostri e al centro della nostra società tecnologica e avanzata, ma non potrebbe essere più lontana da noi neppure se fosse ambientata su Marte. La storia nelle prime due parti (il libro si compone di tre parti) è raccontata da Timber, giovanissima componente di Divinity, comunità chiusa animata da una propria religione e governata con pugno di ferro dall’ambiguo Padre Marlow. Timber non conosce altra vita che non sia la vita all’interno di Divinity. Grazie a questo procedimento siamo proiettati nella setta di Marlow e possiamo vederla “dall’interno” e imparare le sue regole, i suoi rituali e le sue istituzioni. Istituzioni primitive certo, ma proprio per questo molto rigide e codificate. Poi arriva il contatto con “l’esterno”. Come è chiaro anche dal titolo la dialettica tra interno ed esterno è alla base del romanzo e riguarda anche la dialettica fra corpi umani. Non è un caso che uno dei pochi “del mondo di fuori” ad avere un rapporto con la comunità sia un pornografo, uno che cioè di carne se ne intende.

Inside the outside è un libro violento, fastidioso e in molti casi spietato? Assolutamente sì. Del resto si parla di un argomento di cui non si può parlare: il cannibalismo. Se però consideriamo l’ottica privilegiata della protagonista, c’è un certo grado di innocenza in tutto quello che accade; anche nella violenza più efferata c’è qualcosa che rende comprensibili le azioni della protagonista. Renderle comprensibili non significa renderle accettabili e del resto non c’è nessuna esaltazione della violenza in sé. Quello che è davvero interessante è come l’imprinting formi la nostra mente secondo modalità a prima vista inconcepibili. Questo tipo di imprinting è in realtà applicabile anche alla mente del lettore: un libro ben scritto può far entrare in sistemi inimmaginabili, ed è proprio questa la ricchezza della letteratura. Voglio rassicurarvi su un punto: Inside the outside non vi farà diventare cannibali.

Vi rivelerò un altra cosa a proposito dell’autore, Martin Lastrapes, e cioè la definizione di scrittore che egli stesso dà sul suo Twitter: “SCRITTORE: persona che cerca di dire la verità raccontando bugie. Il mio romanzo, Inside the outside, parla di cannibali. Io sono vegetariano”.

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2 commenti

  • Reviews, Interviews, and More! | Inside Martin
    il 6 aprile 2012 alle 16:29 ha scritto:

    [...] Attore e Scrittore | {In Italian} ”Voglio parlare di un romanzo che ho letto negli scorsi giorni, Inside the outside di Martin Lastrapes, che ha come tema proprio il cannibalismo.” [...]

  • Inside the Outside: Globetrotter | Inside Martin
    il 10 aprile 2012 alle 18:11 ha scritto:

    [...] REVIEW: Scrivere di Canibalismo [...]

 

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