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scrittura   /   Scrivere un monologo per sé: qualche consiglio

(lunedì, 26 marzo 2012)

Qualche giorno fa ho ricevuto una lettera da uno dei miei lettori. Era molto interessato alla piccola analisi che avevo fatto sul monologo di Melania Fiore e mi ha chiesto qualche consiglio sulla scrittura di piccoli pezzi di scrittura per un open mic. Devo dire di sentirmi onorato da questa richiesta. Mi piacerebbe davvero ricevere quanto più possibile richieste di questo genere: consigli, tecniche e accorgimenti che possano effettivamente aiutarvi a risolvere dei problemi pratici o addirittura darvi qualche idea.

Pensando dunque di fare cosa gradita a più di una sola persona, rispondo a questa richiesta pubblicamente.

Una prima cosa da dire è che la scrittura di un monologo non è la scrittura di un racconto. Un monologo è un lavoro di drammaturgia non pensato per la lettura individuale ma per la recitazione. E’ dunque una modalità espressiva che si sviluppa nel tempo. Non si può dire a un attore “scusa che puoi tornare indietro?” oppure “ma questa è una cosa che avevi detto prima?”. Intendo dire, a volte certi monologhi sono così confusi che mi verrebbe davvero la tentazione di farlo, ma proprio non si può: è cattiva educazione. Cominciamo col dire che quando si scrive, si cerca di non provocare una simile reazione in chi ci ascolta. Proprio perché la drammaturgia si sviluppa nel tempo, bisogna imporsi la chiarezza: tutto il discorso deve essere consequenziale, non deve contenere frasi troppo complicate e deve essere scritto in una lingua comprensibile, se non addirittura quotidiana.

Direi che i monologhi possono distinguersi in due categorie principali: i monologhi cosiddetti “di sfogo”, in cui il protagonista si lamenta di qualcosa (dalla situazione del traffico all’inquinamento ambientale) e i monologhi narrativi, che raccontano una storia. La differenza principale consiste, nel secondo caso, nella costruzione di una struttura o griglia in cui incanalare il nostro racconto.

Vediamo qualche piccolo consiglio pratico sulla costruzione di un monologo efficace.

  • Il personaggio deve essere “forte” e ben caratterizzato. Non deve essere verosimile ma vero, dobbiamo avere la sensazione di poterlo incontrare per strada.
  • Quello che il personaggio racconta deve essere di importanza fondamentale per lui o per lei. Solo così possiamo crederci e mantenerci interessati.
  • Il discorso (lo ripeto) deve essere consequenziale. Anche un monologo portato avanti per associazione di idee può essere consequenziale. Portarlo avanti in maniera convincente può non essere del tutto facile.
  • E’ bene che il personaggio abbia una frase ricorrente, qualcosa che lo caratterizzi e che diventi riconoscibile. E’ come una “firma” che dice qualcosa della personalità o delle aspettative per protagonista. Può anche essere una cosa molto semplice come “pensavo che tutto sarebbe andato per il meglio”.
  • Chi ha una sensibilità musicale, anche basilare, avrà maggiore facilità nella costruzione delle frasi.
  • Il monologo deve avere una fine riconoscibile, fondata possibilmente su un crescendo, su una fase culminante e su una “chiusura”. Non c’è niente di più triste del dover dire, di fronte a un pubblico non reattivo “va beh rega’… io avrei finito”.

Un’ultimo consiglio che vorrei dare è quello di leggere ad alta voce il proprio monologo, registrandolo se possibile. E’ davvero importante ascoltarsi, è una cosa che si fa sempre più raramente: molto spesso non lo fanno neppure i musicisti! A quel punto bisogna essere onesti con se stessi e porsi degli interrogativi: il discorso è chiaro? E’ interessante? Fila senza intoppi o ci sono delle frasi che potrebbero essere “sciolte”? Un ultima cosa su cui ci si può interrogare è lo stesso mezzo espressivo: il monologo è davvero il mezzo più adatto per quello che voglio raccontare o sarebbe più adatto un racconto, un romanzo, un articolo o un saggio? Anche capire che non stiamo andando nella direzione giusta può essere un enorme conquista.

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un commento

  • Esercizio di scrittura: attraverso gli occhi di un animale | Mauro Corso, attore e scrittore
    il 26 febbraio 2013 alle 10:25 ha scritto:

    [...] cartella (3000 battute) in cui guardate il mondo attraverso gli occhi di un animale. Può essere un monologo, in cui l’animale stesso racconta la propria storia, oppure può essere una narrazione in cui [...]

 

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