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scrittura   /   Scrivere di cinema: 21 tipi di critici

(lunedì, 18 giugno 2012)

Scrivo di cinema, a livello più o meno professionale e a livello più o meno retribuito, dal 2005. Credo che chi scriva di cinema, a prescindere dal modo in cui lo fa, per chi lo fa o perché lo fa, sia tutto sommato un privilegiato. Il perché è evidente: ha tempo e modo di vedere tanti film, qualche volta può frequentare dei festival (un mondo meraviglioso e ovattato, una realtà a parte), e può fare sentire la propria opinione presso un pubblico più o meno ampio. Nella maggior parte dei casi, chi scrive di cinema non ha un riscontro diretto da parte di chi legge, ma è una cosa che può capitare. Qualche volta, chi scrive di cinema indipendente italiano si trova a sentire gli scazzi del regista di turno che si sente (in)giustamente oltraggiato dagli strali della penna di un critico. Un scampagnata nel blog di Gabriele Niola vi potrebbe portare alla scoperta di perle inimmaginabili, da questo punto di vista. In generale, non amo molto leggere le recensioni di cinema, a parte casi particolari e a parte pochi nomi a cui sono legato soprattutto affettivamente. In generale trovo la maggioranza delle critiche imprecise, male informate, fatte un po’ di fretta e poco approfondite. Neppure io sono del tutto senza peccato in queste categorie della sciatteria, e sono prondo ad accettarlo. Ci sono naturalmente delle eccezioni. Amo molto, per esempio, Positif Cinema, una rivista specializzata e appassionata, in cui si possono trovare recensioni davvero ragionate e spesso di grandissima raffinatezza. Le recensioni di Alessandro Tavola sono di gran lunga le mie preferite nel panorama critico italiano. Anche se al momento non amo molto leggere recensioni di cinema (ripetizione!) penso che i critici di cinema si suddividano in una serie di categorie, alcune verosimili, alcune (in)immaginabili, altre realistiche. Ho tirato fuori 20 categorie (+1 suggerita da C.G. riportata con le iniziali per salvaguardarne la privacy),ma potrebbero essercene di più. In una prima versione erano 22, c’era in più il “critico solipsistico”, quello che giudica i film solo attraverso la propria personale idea di cinema, ma a conti fatto questa è una caratteristica comune a tutti i critici. Aggiungo che questa lista è tutt’altro che seria e che nessuno dovrebbe sentirsene offeso, anche perché più di una categoria è stata costruita proprio su di me. Quali di queste categorie siano costruite su di me è però un segreto…

  • Critico da blockbuster: per principio non recensisce film con un budget inferiore a “n” milioni di dollari. Il successo al botteghino è irrilevante, anzi, se il film si rivela un flop clamoroso, il critico non nasconde una certa soddisfazione nell’aver espresso il proprio impagabile sarcasmo prima del verificarsi della catastrofe.
  • Critico sfigato: diretta controparte del Critico da blockbuster. Non va mai a vedere film che escono in più di 40 copie. Per nessuna ragione. Non necessariamente per parlarne bene. Di solito il critico sfigato ha un pregiudizio negativo nei confronti di questo tipo di pellicola. La chiama “roba d’autore” e decide della salvezza di un film nei primi minuti iniziali. E’ il mix fra il seguire film di nicchia e l’odiare ciò che sta facendo a renderlo particolarmente sfigato.
  • Critico Radical-Chic: segue solo film ad alta temperatura dal punto di vista della critica politico sociale. Ha sempre sotto braccio il Manifesto, l’Unità o (tutt’al più), il Fatto Quotidiano. E’ del tutto disinteressato a dettagli marginali come (ma non limitati a) inquadratura, montaggio, sonoro, recitazione, regia, uso del colore, scelta delle location, consistenza interna e logica narrativa. L’unica cosa importante è la messa a nudo di uno dei mali del mondo, possibilmente nella maniera più retorica e raffazzonata possibile. Ovviamente odia i Blockbuster e tutto il cinema italiano che non parla di stragi, depistaggi e delitti delle forze dell’ordine.
  • Critico Fascio-Chic: triste personalità che esiste solo in funzione del Critico Radical-Chic. Suo nemico acerrimo, soffre di terribili sensi di inferiorità nei suoi confronti. Il suo essere fascio è necessario, pur non avendo letto una sola pagina di storia. Il suo essere chic è irrinunciabile, dato l’ambiente che frequenta. A volte invoca il ritorno del fascismo per schiacciare i Radical-Chic. Purtroppo non capisce che se davvero tornasse il fascismo sarebbe il primo ad essere preso a tortorate nelle gengive.
  • Critico formalista: conosce a memoria Bazin, Deleuze e la teoria generale del montaggio, ma non li cita mai: sono i suoi fari morali e se li tiene per sé. Qualsiasi idea di “contenuto” in un film è alieno per lui. Il cinema, come suggerisce la definizione, è solo forma.
  • Critico enciclopedico: tiene a farti sapere tutti i trascorsi del direttore della fotografia di un determinato film e altri dettagli tecnici di figure molto più sconosciute che però si erano distinte in “capolavori” del passato che conosce solo lui. Particolare tragico: a nessuno frega niente di queste informazioni.
  • Critico acrobata: categoria molto raffinata. Nei suoi perenni equilibrismi riesce a parlare di un film senza mai dare una vera opinione. Questo critico rappresenta la negazione della domanda “cosa andiamo a vedere stasera?”. Se dobbiamo considerare il “bon ton” in effetti è molto maleducato. Il suo comportamento è paragonabile al rispondere a una domanda con un punto interrogativo.
  • Critico PR: Le sue collusioni con uffici stampa e case di distribuzioni sono note a tutti. Mi fermo qui per evitare cause civili o penali che al momento non mi posso permettere.
  • Critico anacronista: si riconosce perché infarcisce i suoi scritti di riferimenti al cinema del passato, ma stranamente nessuno dei suoi parallelismi è posteriore al 1959. Si riconosce perché fa riferimento a qualsiasi regista in modo aggettivato, per esempio “dreyeriano”, “felliniano”, “antonioniano”. Per ragioni ovvie ha rinunciato a qualunque tipo di riferimento a Ejzenstein. La sua incapacità di assimilare nuovo cinema gli impedisce anche (curiosamente) di arrivare alla declinazione di “ejzestein-e-niano”. E’ fortemente nostalgico e pessimista perché “tanto ormai è stato fatto tutto” e il cinema non può più dare sorprese.
  • Critico bastian contrario: è indubbiamente vero che in molte sale di proiezione si verifichino di tanto in tanto delle “dinamiche da branco”. Il critico, animale più o meno sociale, spesso si lascia influenzare dallo Spirito Collettivo da Anteprima Stampa Stolidamente Accolta (SCASSA). Il bastian contrario, come suggerisce il nome, va nella direzione opposta ed è disposto a sgolarsi pubblicamente per dimostrare che il film appena visto è una merda o un capolavoro. Non è questione di convinzione, è questione di posizionamento.
  • Critico attendista: aspetta sempre di vedere come reagiscono gli altri, prima di dare la propria opinione.
  • Critico da Gossip: in realtà è un non-critico. Ha rinunciato da tempo a scrivere recensioni perché “non vendono”. Quindi ora scrive solo pettegolezzi. Chi è stato scritturato per cosa, con chi è stato visto, con chi si è fidanzato o lasciato e così via.
  • Critico arrampicatore (o spider-man, o spider-girl): il suo sogno è scrivere ovunque. I mezzi usati per accedere nell’aureo mondo della testata blasonata vanno dalla finta amicizia alla seduzione (in tutte le accezioni possibili), alle semplici promesse da magliaro.
  • Critico della prima domanda: si chiama così perché è sempre il primo a intervenire alle conferenze stampa. Stranamente, il suo intervento non è mai una vera e propria domanda che preveda una risposta, quanto una mini-recensione molto positiva del film appena visto.
  • Critico sgrammaticato: il suo italiano è così approssimativo da non esimersi da circonlocuzioni pseudodotte priva di capo o di codo ed ultimatamente inconcludenti anche nel finirsi di una frase di senso compiutamente detto.
  • Critico stressato: è sempre in ansia di: essere in ritardo, non fare a tempo a scrivere un articolo, non tornare in tempo in redazione, non riuscire a seguire una conferenza stampa. La sua modalità base è la paura mista a un senso di stanchezza e di insicurezza per il futuro. Di solito i suoi articoli sono consegnati in anticipo ma pubblicati almeno una settimana dopo la scadenza. Questo non fa che aumentare il senso di frustrazione del critico stressato.
  • Critico iper-Tecnico: valuta i film secondo complicati parametri che vanno dall’uso di un determinato numero di frame al secondo, alla temperatura colore, all’uso delle ottiche, e via via fino a particolari caratteristiche sempre più esoteriche e misteriose. Questa in realtà è solo una categoria immaginabile, perché non ne ho mai conosciuto nessuno.
  • Critico da buffet: è più facile trovarlo davanti a un tavolo che davanti a uno schermo. Di solito sta scalciando e sbraitando al minuscolo rinfresco allestito dalla produzione. In qualche caso non viene alla proiezione stampa ma si presenta direttamente alla conferenza stampa con il desiderio malcelato di recensire solo il buffet. E’ molto attento a valutare gli Uffici Stampa dal punto di vista della qualità e della quantità del rinfresco offerto ed è molto fedele nel seguirli.
  • Critico revisionista: ogni tanto si assegna l’incarico di restituire la giusta dignità a un determinato genere / regista / cinematografia di un dato paese. Questa diventa la sua missione. Ci sarebbe qualcosa di teneramente donchisciottesco in questa figura, se non finisse per rompere le balle al prossimo in maniera così invereconda.
  • Critico morto vivente: si trascina da una sala anteprima all’altra, emette un odore poco gradevole e non parla con nessuno. Alcuni giurano di averlo sentito sussurrare “cervello”, ma è chiaro che si tratta di una leggenda urbana. L’ultimo articolo documentabile a lui attribuito risale al 26 ottobre del 1985.
  • Critico esegeta (precisazione di C.G.): privo di ogni conoscenza dei più elementari strumenti analitici del film, imposta le sue recensioni solo sulla sua libera interpretazione della trama. Tipologia vastissima e diffusa soprattutto nei siti web più frequentati.

Il bello di tutte queste categorie è che sono combinabili, qualche volta in modo ovvio (Critico attendista bastian contrario, critico PiErre acrobata, critico revisionista Radical Chic), altre volte in maniera più impensata (Critico morto vivente da buffet, critico tecnico della prima domanda da gossip, critico arrampicatore stressato). Un po’ come le carte di Munchkin gioco noto solo a veri Nerd. Il genere è volutamente neutro e ogni categoria può essere sia maschile che femminile. Pensi che manchi una categoria? Aggiungila! Riferimenti espliciti a fatti o persone realmente vive (o realmente non morte) saranno eliminati.

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